lunedì 23 dicembre 2013

Gubbio e Brescia, terremoti e faglie

Le sequenze sismiche che stanno interessando in questi giorni Gubbio e la Bassa Bresciana ci stanno facendo capire quanto sia ancora complicato comprendere la relazione tra terremoti e faglie attive.
La zona di Gubbio ha avuto forti terremoti in passato, e il versante del monte che sovrasta Gubbio è stato idenficato come fagli attiva, legata alla porzione sismogenica in profondità. Le due faglie che hanno creato il bacino di Gubbio sono state studiate e modellate per capire quale fosse la accelerazione che potevano causare in caso di forte terremoto. Tra il 2004 e il 2006 Gubbio è stata una delle quattro località pilota del progetto DPC-INGV-S3 coordinato da me e Francesca Pacor di INGV-MI. Come si può vedere dai report prodotti allora, le due faglie modellate si trovano a SW di Gubbio. La peculiarità che rendeva interessante Gubbio era la forte amplificazione in bassa frequenza osservata durante il terremoto dell'Umbria-Marche nel 1997. Gli studi di risposta sismica locale condotti all'epoca confermarono la forte differenza di comportamento sismico tra il versante (roccie e brecce) e la parte in pianura, a sua volta molto differenziata tra conoide cementata e alluvioni profonde.
Lo sciame che prosegue a Gubbio da circa un anno sembra avvenire tra le due zone di faglia fino ad ora ipotizzate e riportate nel DISS-INGV, come si vede dalla figura sottostante.

Per quanto riguarda la sequanza del Bresciano, l'associazione sembra molto chiara con l'anticlinale di Monte Netto. Nella cartina delle locallizzaazioni di CRS-OGS riportata qui sotto è evidenziata questa singolare collina che proprio grazie alla tettonica attiva si eleva al di sopra della pianura circostante.

Questa anticlinale non compare come sorgente singola nella banca dati DISS-INGV, ma fa parte della sorgente composita che borda la pianura lombarda.
Al sito di Monte Netto sono stati riconosciuti effetti di fagliazione superficiale e liquefazione avvenuti dopo l'ultima glaciazione, in un articolo disponibile a questo link.



domenica 17 novembre 2013

Comunicazione del rischio sismico... quasi una tournée

Mi trovo nel mezzo di una specie di tournée, faticosa ma molto interessante, che ha al centro la comunicazione del rischio sismico.
Giovedi 14 ero a Siena, per una iniziativa della Fondazione Scuola di Formazione per il Terzo settore, denominata Comunicare per Prevenire. Ho imparato molte cose quando gli esperti della comunicazione hanno "smontato" il mio intervento secondo una lettura critica dal loro punto di vista.
Venerdì 15 a Roma, per una intensa giornata organizzata dal Dipartimento Protezione Civile: Comunicare il rischio, il rischio di comunicare. A questo link trovate la registrazione degli interventi; se non avete tempo per tutti vi consiglio quello di Andrea Cardoni che inquadra molto bene il problema della affidabilità delle informazioni sui rischi disponibili in rete (da 2:09:30).
Sabato 16 a Pinerolo, per una giornata di sensibilizzazione organizzata dalla locale Croce Verde - ANPAS, che voleva ricordare ai cittadini il terremoto che colpì Pinerolo e la Val Pellice nel 1808 ed informarli su come siano avanzate le conoscenze sulla riduzione del rischio sismico.
Infine domani a Trieste ci sarà una giornata pubblica per l'apertura del 32° convegno del Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida. Qui sotto la locandina dell'iniziativa, dedicata alla sicurezza sismica delle scuole. Quelli che dicono che sono solo chiacchere, lo sanno che un recente decreto legge ha stanziato oltre 100 milioni di Euro l'anno per tre anni per rendere più sicure le scuole?

giovedì 3 ottobre 2013

Sismicità indotta in Spagna

Dai primi giorni di settembre si è attivato uno sciame sismico a circa 25 km al largo dalla costa spagnola tra Catalogna e Valencia, che ha fatto registrare oggi il terremoto numero 400.
La zona è interessata dalle operazione di stoccaggio gas deominata "Castor" , un progetto partecipato anche dalla canadese Dundee Energy che si propone di diventare il più grosso stoccaggio di gas spagnolo sfruttando un giacimento petrolifero esaurito (Amposta Oil Field)
La piattaforma di pompaggio ed estrazione è collegata con un gasdotto di 25 km a Vinaròs sula costa.
Non si hanno dati precisi su volumi e pressioni del gas iniettato, se non che il giorno 16 aprile la compagnia concessionaria ha annuncitao di avere raggiunto la pressione prevista del "cushion gas" ovvero la quantità di gas che serve da "molla" per spigere fuori il gas successivamente iniettato (o, in altri termini, la quantità di gas non recuperabile dall'impianto). Il giorno 26 il governo spagnolo ha ordinato la sospensione delle attività in attesa di ulteriori indagini. A macchine ferme il 1° ottobre si è avuto il terremoto al momento più forte della sequenza che ha raggiunto magnitudo 4.2.
Osservando il grafico sottostante si vede come dall'inizio della attività la magnitudo sia andata aumentando, rimanendo sotto a 2.0 per 5 giorni, sotto  2.6 per 6, sotto 3.0 per 9 e sotto 3.5 per 20 giorni.
 I dati forniti dall'Instituto Geografico Nacional di Madrid riportano come si è detto 400 eventi di magnitudo compresa tra 0.8 e 4.2. Il grafico del numero di terremoti in funzione della magnitudo mostra che il catalogo degli eventi è completo per magnitudo sopra 1.7.

E' quindi possibile che nei primi giorni ci sia stata attività non registrata dalla rete nazionale spagnola. Dai documenti disponibili non sembra esistesse una rete di monitoraggio apposita.
La localizzazione degli eventi mostra un allineamentou NW-SE, compatibile con il meccanismo focale della socssa principale. La presenza di una notevole componente non doppia-coppia suggerisce che ci sia un ruolo dei fluidi sul piano di faglia. Un processo di diffusione dei fluidi spiegherebbe anche perchè la sismicità sia continuata, aumentando di magnitudo, anche dopo che sono state sospese le attività di pompaggio.

Quali lezioni si possono trarre da quanto sta avvenendo in Spagna?
1) se si vogliono evitare magnitudo in grado di fare danni (qui siamo a mare, ma a terra un 4.2 sarebbe un problema) è necessario fermare quanto prima le attività se le magnitudo aumentano e i terremoti si raggruppano
2) per realizzare efficacemente quanto al punto 1 servono reti di monitoraggio più sensibili di quelle a maglia larga che coprono normalmente le esigenze di protezione civile, in modo da accorgersi della evoluzione sfavorevole della sismicità il prima possibile.
3) Per lo stocaggio gas la soluzione migliore sono i giacimenti esauriti di gas. Giacimenti ad olio o in acquiferi non danno garanzie sufficienti e non esistendo una pressione di riferimento al momento della scoperta non è possibile capire quale sia il limite di pressione da non superare nello stoccaggio, specialmente se si possono innescare migrazioni di fluidi su piani di faglia pre-esistenti attivando sismicità di notevole magnitudo.







giovedì 19 settembre 2013

Nuovo sciame sismico in Basilicata

Nelle ultime 48 ore si è attivato uno sciame sismico con epicentro a Nord di Potenza, nella zona compresa tra Castel Lagopesole, Pietragalla e Filiano. Molte persone mi hanno chiesto se c'è una relazione con lo sciame del Pollino.
Si tratta di due fenomeni diversi su sistemi di faglie molto lontane tra di loro.
La sismicità registrata da INGV a  Nord di Potenza degli ultimi giorni è riportata qui sotto:
Il colore dei pallini che rappresentano gli epicentri indica che si tratta di eventi tra i 10 ed oltre i 20 km di profondità. Sono terremoti più profondi di quelli del Pollino e tipici delle faglie trasversali dell'Appennino. In zona la più famosa sequenza di questo tipo è quella dei terremoti tra il 1990 e 1991 con epicentro nei pressi di Potenza, mentre un secondo sciame meno forte capitò nel 2000.
Ieri c'è stata una scossa di magnitudo 2 sul Pollino e molti hanno pensato che quella sequenza si fosse riattvata "a causa" dei terremoti a nord di Potenza. In realtà la sequenza del Pollino non si è ancora estinta, il tasso di attività dei terremoti con magnitudo superiore a 1.5 è tuttora 10 volte più alto di quanto fosse nel 2010, e quindi ogni tanto capitano ancora scosse avvertite dalla popolazione.


lunedì 9 settembre 2013

Sismicità in aumento?

D. Mi pare di avere notato in questi ultimi mesi una notevole attività sismica in tutta Italia. E' così oppure siamo nella media? Se i terremoti, in zone così diverse, fossero davvero in aumento potrebbe esserci un collegamento? 

R.    La domanda mi è stata posta in modo più o meno simile da molte persone, e recentemente è stata anche al centro di una intervista a colleghi INGV apparsa in un articolo su la Repubblica.
La costanza o meno degli eventi sismici può essere rilevata solo su periodi lunghi, probabilmente più estesi dei nostri attuali cataloghi, ma si può comunque tentare di dare una risposta. Prendiamo un catalogo omogeneo, quello della banca dati ISIDE dell'INGV e consideriamo una soglia di magnitudo per la quale siamo sicuri di non aver perso nemmeno un evento ed allo stesso tempo ci siano abbastanza eventi per fare una statistica. Una soglia adatta è la magnitudo 3. Si tratta di eventi ben percepiti anche dalla popolazione, sicuramente registrati dalle varie reti che forniscono dati per le localizzazioni dell'INGV. Negli ultimi 8 anni ci sono stati oltre 2000 eventi di questo tipo. Consideriamo una statistica molto semplice per definire il tasso di attività. Contiamo quante settimane servono per registrare 50 eventi di questo tipo. Il risultato è riportato nella figura qui sotto.

Il valor medio su tutto il periodo è 10, ovvero in media ci vogliono circa due mesi per registrare 50 eventi sopra magnitudo 3. Ci sono comunque delle larghe fluttuazioni, da un massimo di oltre 22 settimane (più di 4 mesi) come è successo a cavallo tra 2007 a 2008, fino a meno di una settimana come è capitato dopo le scosse principali in Abruzzo nel 2009 e in Emilia nel 2012.
Queste fluttuazioni precedono i terremoti più forti, quelli con magnitudo almeno pari a 5 rappresentati dai triangoli rossi?
No, non c'è una semplice correlazione in nessun senso. Non si può dire che quando l'attività di base aumenta poi vengano forti terremoti (le discese più brusche sono dopo i terremoti principali a causa della coda di aftershock). Gli ultimi 4 forti terremoti sono avvenuti con valori di questo indice compreso tra 10 e 12, ma i primi due in un periodo con indice tra 15 e 20. Ci sono stati periodi in cui questo indice è sceso sotto 10 o addirittura 5 settimane per 50 eventi e non è successo nulla. In un caso l'indice è sceso da 20 a 5 senza alcun terremoto con magnitudo superiore a 5.
Per capire quanto sia importante la scala dei tempi alla quale osserviamo il fenomeno terremoto, proviamo con un altro grafico. Consideriamo ora le variazioni a lungo termine e facciamo un grafico di quanti mesi ci vogliono per registrare 300 terremoti di magnitudo superiore a 3.
Possiamo vedere che il tasso era di oltre 20 mesi per 300 eventi fino al terremoto dell'Aquila, per scendere a causa  della coda di aftershock di questo evento. Prima del terremoto dell'Aquila l'andamento era in leggera salita, ovvero ci voleva sempre più tempo per osservare lo stesso numero di terremoti. Dopo la discesa degli aftershock dell'Aquila c'è stata una salita fino a 20 mesi per 300 eventi, poi una lenta discesa senza forti terremoti fino a quello dell'Emilia che ha causato una nuova brusca discesa. Esaurito l'effetto degli aftershock dell'Emilia si vede che nel lungo periodo c'è stata una nuova salita arrestatasi da troppo poco tempo per potere capire quale sia la tendenza attuale. Insomma, anche sul lungo periodo è difficile trovare correlazione tra gli eventi piccoli e quelli più grandi.
Perchè ci sono fluttuazioni nel tasso di attività? Sono completamente casuali o c'è una connessione dovuta ad una causa comune? Non dobbiamo dimenticarci che tutti i terremoti in Italia sono legati alla stessa causa: il moto della microplacca Apula schiacciata dall'Africa contro l'Europa. E' possibile quindi che ci siano delle variazioni di velocità nella convergenza tra i continenti e questo potrebbe portare a periodi di maggiore o minore attvità, come ipotizzato quasi 40 anni fa dal geofisico americano Don Anderson con la teoria della "accelerated plate tectonics" in un famoso articolo su Science.






mercoledì 21 agosto 2013

Come si disinforma sui terremoti

Ieri sera appare sula pagina FB "La nostra ignoranza è la loro forza" il rilancio di un vecchio post che sostiene che in Italia i terremoti sono generati dai militari e da scienziati loro asserviti, arrivando a dichiarare che "il muro di gomma inizia a sgretolarsi. A partire dal 1956 la NATO, ed i governi USA & Italia hanno concesso ai cosiddetti scienziati enormi quantitativi di residuati bellici per fare esperimenti sui terremoti! " A prova delle roboanti affermazioni viene riportata una intervista (senza citarne la fonte) al Prof. Ignazio Guerra dell'Università della Calabria dove non si parla però nè di NATO, nè di USA nè tantomeno di residuati bellici. Si spiega invece l'uso scientifico di esplosioni controllate, che vengono normalmente effettuate per due scopi:
1) calibrare le reti sismiche e poter così meglio localizzare i terremoti
2) inviare onde negli strati più profondi per conoscerne la giacitura, la geometria e la eventuale presenza di faglie.
Ovviamente questi esperimenti non sono in grado di generare terremoti indotti, ma per il sito FB sembrano la prova del Grande Complotto eccettera eccetera.
Poichè so che il collega Guerra non frequenta i social network (e forse non ha tutti i torti), ieri sera gli ho scritto se sapesse di queste travisazioni delle sue interviste.
Stamattina mi ha risposto così:
"... ne ignoravo la pubblicizzazione sul web, che utilizzo solo come fonte mirata di informazioni che mi servono. Si tratta di un'intervista data ad una ragazza di Cosenza per un foglio locale che poi è stata ripresa da questo sedicente "giornalista d'inchiesta" ed inserita in un libro pubblicato da un editore cosentino.
Se questo signore spaccia come prova di complotti internazionali, come se fossero documenti riservati, anche lavori come quello di Mariano Maistrello, che ci ha messo anni a raccogliere, digitizzare  e rendere disponibili un patrimonio di dati non più rigenerabili, cosa gli vai a dire?
Qualunque risposta o precisazione verrebbe spacciata come la solita reazione inviperita della retriva accademia all'azione difficile ed eroica del povero investigatore privato, che nonostante la scarsità di risorse ecc. ecc.
Ne facciamo un altro martire, come Bendandi, Giuliani et al.??
Ti ringrazio comunque della segnalazione, anche se mi ha guastato la giornata."
Ho quindi postato questa risposta sul sito FB di cui sopra, scatenando la reazione dell'anonimo gestore, come si vede da queste figure che sono catture dello schermo.



 Sono intervenuti anche molti altri utenti che hanno criticato l'approccio del sito (tutti firmandosi con nome e cognome) e questa è stata l'ultima linea di difesa:


Complimenti per lo stile, il rispetto della netiquette e soprattutto per il democratico gusto alla discussione. I commenti "non allineati" sono stati rimossi. Se questi sono i predestinati che devono risvegliare il popolo ignorante siamo messi bene.
De resto uno che chiama imbecille chi non crede nelle scie chimiche non aveva tempo per la dialettica, doveva correre in edicola a comperare il numero appena uscito di una prestigiosa rivista scientifica che tratta l'argomento come merita:


... e non è uno scherzo, leggete qui.

sabato 10 agosto 2013

Quante regioni sono pericolose come l'Emilia?

Una recente intervista all'ex direttore della sezione INGV di Bologna, il Dott. Andrea Morelli, ha riaperto la discussione su quanto debba essere considerata pericolosa la regione Emilia-Romagna, dato che la zona colpita dal terremoto l'anno scorso era classificata di terza categoria e questa classificazione non verrà rivista.
Innanzitutto bisogna ricordare che la classificazione sismica ha un significato prevaletemente pianificatorio e non serve per la progettazione sismica. Come ricorda il Dipartimento della Protezione Civile "Le attuali Norme Tecniche per le Costruzioni (Decreto Ministeriale del 14 gennaio 2008), infatti, hanno modificato il ruolo che la classificazione sismica aveva ai fini progettuali: per ciascuna zona – e quindi territorio comunale – precedentemente veniva fornito un valore di accelerazione di picco e quindi di spettro di risposta elastico da utilizzare per il calcolo delle azioni sismiche. Dal 1 luglio 2009 con l’entrata in vigore delle Norme Tecniche per le Costruzioni del 2008, per ogni costruzione ci si deve riferire ad una accelerazione di riferimento “propria” individuata sulla base delle coordinate geografiche dell’area di progetto e in funzione della vita nominale dell’opera. Un valore di pericolosità di base, dunque, definito per ogni punto del territorio nazionale, su una maglia quadrata di 5 km di lato, indipendentemente dai confini amministrativi comunali. La classificazione sismica (zona sismica di appartenenza del comune) rimane utile solo per la gestione della pianificazione e per il controllo del territorio da parte degli enti preposti (Regione, Genio civile, ecc.)."

Venendo poi all'intervista mi sembra che Morelli abbia detto cose sensate. In Emilia i terremoti sono più rari che altrove, ma non meno forti. I criteri attuali tengono conto del quanto forte e del quanto spesso, e da questo punto di vista l'Emilia è oggettivamente meno pericolosa della Calabria o del Friuli. Se poi si decide di proteggersi contro il massimo possibile, allora il discorso cambia ma cambiano anche (di molto) i costi. È una decisione politica, non scientifica ed è giusto che i cittadini ne siano informati.
Vediamo il confronto tra la attuale classificazione sismica (a sinistra nell'imagine sotto) e l'intensità massima storicamente nota:

Si vede che l'Emilia non è l'unica zona in terza categoria che in passato abbia avuto terremoti dell'ottavo o addirittura nono grado della scala Mercalli. Tra le altre zone si notano il Salento (in 4° categoria con risentimenti storici del IX grado MCS), il Ponente Ligure, il Piemonte Occidentale, La parte orientale della Valle d'Aosta, la costa settentrionale della Toscana, le provincie di Verona, Vicenza e Treviso, il Lazio Meridionale, oltre ad altre zone più limitate. In queste zone ci sono stati forti terremoti in passato ma il modello di calcolo utiizzato da INGV li ritiene poco probabili rispetto ad altre zone dove i terremoti sono più frequenti.
Il discorso a qusto punto si dovrebbe spostare su di un altro tema: il modello attuale è il migliore possibile o può essere aggiornato?
La Regione Emilia Romagna ha iniziato un percorso che ha proprio per titolo "Verso una nuova carta di pericolosità sismica".
Personalmente ho pubblicato sul Bulletin of Seismological Society of America due articoli, uno che confronta la carta di pericolosità attuale con i dati storici,  mentre l'altro che propone nelle conclusioni 5 suggerimenti per migliorare la prossima edizione delle carte di pericolosità, qui tradotti e riportati:
1. i risultati finali siano forniti di un numero realistico di cifre significative;
2.  siano presi in considerazione
modelli di sismicità alternativi quando possibile (considerando che poche faglie in Italia sono noti in dettaglio sufficiente per superare test statistici sui modelli di occorrenza, si veda ad esempio Mucciarelli, 2007);
3. il risultato utilizzi misure integrali dell'intensità del moto del suolo come l'intensità Housner;
4. i risultati siano validati utilizzando test statistici approfonditi e confrontati con le osservazioni;
5.
siano presi in considerazione effetti di prossimità alla faglia .



domenica 21 luglio 2013

Il terremoto del Conero

Stanotte un terremoto di magnitudo 4.9 Richter ha iniziato una sequenza nel Mare Adriatico al largo della riviera del Monte Conero.
La zona è notoriamente sismica e soggetta ad elevate deformazioni compressive. Nel 1972 un forte terremoto causò danni ad Ancona e nelle zone limitrofe. Il confronto tra la sequenza odierna e la faglia indicata come responsabile del terremoto del 1690 e forse del 1972 dal data base delle sorgenti sismogeniche INGV mostra un andamento degli epicentri apparentemente ortogonale a quella faglia.

Il meccanismo focale è ancora dibattuto. L'INGV fornisce un momento tensore trascorrente, in potenziale accordo con l'andamento della sismicità (a destra qui sotto) mentre il GFZ riconosce un meccanismo compressivo su una faglia parallela a quella del 1971 (a sinistra). Anche il meccanismo calcolato da OGS si accorda con quello GFZ.


Peculiare anche l'andamento dei risentimenti che mostra qui sotto una scarsa penetrazione verso l'entroterra ed un risentimento molto allungato lungo la costa. Bisognerebbe capire anche quanto hanno giocato due condizioni particolari: 1) la densità della popolazione, dato che è probabile un forte addensamento lungo il litorale trattandosi di un fine settimana di luglio 2) l'amplificazione sismica nei tereni più soffici della costa
Le accelerazioni rese disponibili dalla rete accelerometrica INGV mostrano valori di picco tipici di un evento molto ben risentito dalla popolazione ma al di sotto della capacità di causare danni, con valori non superiori a 5/100 dell'accelerazione di gravità.


Infine, un argomento che al giorno d'oggi va molto di moda: il terremoto ha cause antropiche?
La figura sottostante riporta la sequenza sovraimposta ai pozzi di estrazione di idrocarburi (non ci sono stoccaggi attivi nelle Marche). I pozzi rossi sono quelli produttivi, mentre quelli verdi sono quelli sterili dalla scoperta o abbandonati perchè non produttivi. La sequanza odierna è lontana dai pozzi produttivi ed interessa una zona priva di attività estrattive.




lunedì 8 luglio 2013

Prospezioni per idrocarburi. Cui prodest?

Negli urimi tempi ricevo molti messaggi di persone preoccupate perchè nella loro regione sono in programma prospezioni geofisiche o trivellazioni esplorative per la ricerca di giacimenti di idrocarburi.
Al di là della rassicurazione circa il fatto che una vibrodina per esplorazioni non può indurre terremoti (succede nei solo nei libri di fantascienza tipo The Hammer of Eden), mi sembra più importante sottolineare alcuni fatti:
1) molte concessioni sono per ricerche dove si sa già che idocarburi non ve ne sono,  oppure le quantità sono molto limitate.
2) a presentare istanza non sono le grandi compagnie ma piccole società, spesso venture capital quotate in borse straniere e con sede in paradisi fiscali.
3) ci sono già stati casi in cui la società dichiara di aver perforato un pozzo sterile ma è contenta lo stesso.
Perchè accade questo?
Innanzitutto un po' di dati. Nelle figure sotto ho riportato dati pubblici per tre zone (Molise, Golfo di Taranto, Abruzzo). Le aree in verde sono le concessioni, mentre i pallini sono i pozzi già perforati: rossi se produttivi, verdi se non produttivi. Le linee sono le prospezioni sismiche già effettuate.




Si può vedere in questi casi come le esplorazioni con la geofisica da superficie siano già state fatte ed i pozzi esplorativi siano risultati sterili. Qual'e quindi la convenienza nel chiedere di fare nuove esplorazioni?
La risposta sta nel Decreto Legislatvo 164 del 2000, che mette a disposizione circa 7 milioni di euro all'anno per rimborsare le compagnie che effettuano esplorazioni. I soldi sono presi come quota parte delle royalties versate dalle compagnie petrolifere che già stanno estraendo idrocarburi.
E'vero che il decreto stabilisce che non possano essere rielaborate linee sismiche già esistenti, ma mi domando se esiste un controllo ex-post sulla qualità e quantità del lavoro effettivamente svolto. Nel decreto citato questi controlli per la erogazione dei contributi non sono menzionati.

Terremoti a catena

D. Nel 1980 il terribile terremoto del 23 novembre durò 90 secondi per il susseguirsi di 3 scosse separate ... ma per una sorta di ''effetto a catena'' ?
Le faglie si comportano sempre allo stesso modo, oppure il loro movimento è imprevedibile?

R.  Spesso le faglie si muovono in successione, ma il tempo con cui ciò accade è molto variabile e, di fatto, imprevedibile. Come ricordato dalla lettrice che pone la domanda, nel terremto dell'Irpinia tre faglie adiacenti si attivarono nell'arco di 40 secondi. Nel terremoto dell'Umbria-Marche il tempo intercorso tra le due scosse principali su due faglie vicine fu di poche ore. In Molise nel 2002 si trattò di poco più di un giorno mentre in Calabria nel 1783 si mosse tutta la parte meridionale della regione nell'arco di 2 mesi. Il terremoto italiano più catastrofico per l'attivazione di faglie multiple rimane quello del 1456. Come si vede dalla mappa presa dalla banca dati INGV, si ebbero intensità superiori al IX grado in tutto l'Appennino Meridionale dall'Abruzzo alla Basilicata, e il tutto accadde in una notte. Maggiori informazioni su questo evento multiplo si trovano a questo link.