lunedì 9 settembre 2013

Sismicità in aumento?

D. Mi pare di avere notato in questi ultimi mesi una notevole attività sismica in tutta Italia. E' così oppure siamo nella media? Se i terremoti, in zone così diverse, fossero davvero in aumento potrebbe esserci un collegamento? 

R.    La domanda mi è stata posta in modo più o meno simile da molte persone, e recentemente è stata anche al centro di una intervista a colleghi INGV apparsa in un articolo su la Repubblica.
La costanza o meno degli eventi sismici può essere rilevata solo su periodi lunghi, probabilmente più estesi dei nostri attuali cataloghi, ma si può comunque tentare di dare una risposta. Prendiamo un catalogo omogeneo, quello della banca dati ISIDE dell'INGV e consideriamo una soglia di magnitudo per la quale siamo sicuri di non aver perso nemmeno un evento ed allo stesso tempo ci siano abbastanza eventi per fare una statistica. Una soglia adatta è la magnitudo 3. Si tratta di eventi ben percepiti anche dalla popolazione, sicuramente registrati dalle varie reti che forniscono dati per le localizzazioni dell'INGV. Negli ultimi 8 anni ci sono stati oltre 2000 eventi di questo tipo. Consideriamo una statistica molto semplice per definire il tasso di attività. Contiamo quante settimane servono per registrare 50 eventi di questo tipo. Il risultato è riportato nella figura qui sotto.

Il valor medio su tutto il periodo è 10, ovvero in media ci vogliono circa due mesi per registrare 50 eventi sopra magnitudo 3. Ci sono comunque delle larghe fluttuazioni, da un massimo di oltre 22 settimane (più di 4 mesi) come è successo a cavallo tra 2007 a 2008, fino a meno di una settimana come è capitato dopo le scosse principali in Abruzzo nel 2009 e in Emilia nel 2012.
Queste fluttuazioni precedono i terremoti più forti, quelli con magnitudo almeno pari a 5 rappresentati dai triangoli rossi?
No, non c'è una semplice correlazione in nessun senso. Non si può dire che quando l'attività di base aumenta poi vengano forti terremoti (le discese più brusche sono dopo i terremoti principali a causa della coda di aftershock). Gli ultimi 4 forti terremoti sono avvenuti con valori di questo indice compreso tra 10 e 12, ma i primi due in un periodo con indice tra 15 e 20. Ci sono stati periodi in cui questo indice è sceso sotto 10 o addirittura 5 settimane per 50 eventi e non è successo nulla. In un caso l'indice è sceso da 20 a 5 senza alcun terremoto con magnitudo superiore a 5.
Per capire quanto sia importante la scala dei tempi alla quale osserviamo il fenomeno terremoto, proviamo con un altro grafico. Consideriamo ora le variazioni a lungo termine e facciamo un grafico di quanti mesi ci vogliono per registrare 300 terremoti di magnitudo superiore a 3.
Possiamo vedere che il tasso era di oltre 20 mesi per 300 eventi fino al terremoto dell'Aquila, per scendere a causa  della coda di aftershock di questo evento. Prima del terremoto dell'Aquila l'andamento era in leggera salita, ovvero ci voleva sempre più tempo per osservare lo stesso numero di terremoti. Dopo la discesa degli aftershock dell'Aquila c'è stata una salita fino a 20 mesi per 300 eventi, poi una lenta discesa senza forti terremoti fino a quello dell'Emilia che ha causato una nuova brusca discesa. Esaurito l'effetto degli aftershock dell'Emilia si vede che nel lungo periodo c'è stata una nuova salita arrestatasi da troppo poco tempo per potere capire quale sia la tendenza attuale. Insomma, anche sul lungo periodo è difficile trovare correlazione tra gli eventi piccoli e quelli più grandi.
Perchè ci sono fluttuazioni nel tasso di attività? Sono completamente casuali o c'è una connessione dovuta ad una causa comune? Non dobbiamo dimenticarci che tutti i terremoti in Italia sono legati alla stessa causa: il moto della microplacca Apula schiacciata dall'Africa contro l'Europa. E' possibile quindi che ci siano delle variazioni di velocità nella convergenza tra i continenti e questo potrebbe portare a periodi di maggiore o minore attvità, come ipotizzato quasi 40 anni fa dal geofisico americano Don Anderson con la teoria della "accelerated plate tectonics" in un famoso articolo su Science.






mercoledì 21 agosto 2013

Come si disinforma sui terremoti

Ieri sera appare sula pagina FB "La nostra ignoranza è la loro forza" il rilancio di un vecchio post che sostiene che in Italia i terremoti sono generati dai militari e da scienziati loro asserviti, arrivando a dichiarare che "il muro di gomma inizia a sgretolarsi. A partire dal 1956 la NATO, ed i governi USA & Italia hanno concesso ai cosiddetti scienziati enormi quantitativi di residuati bellici per fare esperimenti sui terremoti! " A prova delle roboanti affermazioni viene riportata una intervista (senza citarne la fonte) al Prof. Ignazio Guerra dell'Università della Calabria dove non si parla però nè di NATO, nè di USA nè tantomeno di residuati bellici. Si spiega invece l'uso scientifico di esplosioni controllate, che vengono normalmente effettuate per due scopi:
1) calibrare le reti sismiche e poter così meglio localizzare i terremoti
2) inviare onde negli strati più profondi per conoscerne la giacitura, la geometria e la eventuale presenza di faglie.
Ovviamente questi esperimenti non sono in grado di generare terremoti indotti, ma per il sito FB sembrano la prova del Grande Complotto eccettera eccetera.
Poichè so che il collega Guerra non frequenta i social network (e forse non ha tutti i torti), ieri sera gli ho scritto se sapesse di queste travisazioni delle sue interviste.
Stamattina mi ha risposto così:
"... ne ignoravo la pubblicizzazione sul web, che utilizzo solo come fonte mirata di informazioni che mi servono. Si tratta di un'intervista data ad una ragazza di Cosenza per un foglio locale che poi è stata ripresa da questo sedicente "giornalista d'inchiesta" ed inserita in un libro pubblicato da un editore cosentino.
Se questo signore spaccia come prova di complotti internazionali, come se fossero documenti riservati, anche lavori come quello di Mariano Maistrello, che ci ha messo anni a raccogliere, digitizzare  e rendere disponibili un patrimonio di dati non più rigenerabili, cosa gli vai a dire?
Qualunque risposta o precisazione verrebbe spacciata come la solita reazione inviperita della retriva accademia all'azione difficile ed eroica del povero investigatore privato, che nonostante la scarsità di risorse ecc. ecc.
Ne facciamo un altro martire, come Bendandi, Giuliani et al.??
Ti ringrazio comunque della segnalazione, anche se mi ha guastato la giornata."
Ho quindi postato questa risposta sul sito FB di cui sopra, scatenando la reazione dell'anonimo gestore, come si vede da queste figure che sono catture dello schermo.



 Sono intervenuti anche molti altri utenti che hanno criticato l'approccio del sito (tutti firmandosi con nome e cognome) e questa è stata l'ultima linea di difesa:


Complimenti per lo stile, il rispetto della netiquette e soprattutto per il democratico gusto alla discussione. I commenti "non allineati" sono stati rimossi. Se questi sono i predestinati che devono risvegliare il popolo ignorante siamo messi bene.
De resto uno che chiama imbecille chi non crede nelle scie chimiche non aveva tempo per la dialettica, doveva correre in edicola a comperare il numero appena uscito di una prestigiosa rivista scientifica che tratta l'argomento come merita:


... e non è uno scherzo, leggete qui.

sabato 10 agosto 2013

Quante regioni sono pericolose come l'Emilia?

Una recente intervista all'ex direttore della sezione INGV di Bologna, il Dott. Andrea Morelli, ha riaperto la discussione su quanto debba essere considerata pericolosa la regione Emilia-Romagna, dato che la zona colpita dal terremoto l'anno scorso era classificata di terza categoria e questa classificazione non verrà rivista.
Innanzitutto bisogna ricordare che la classificazione sismica ha un significato prevaletemente pianificatorio e non serve per la progettazione sismica. Come ricorda il Dipartimento della Protezione Civile "Le attuali Norme Tecniche per le Costruzioni (Decreto Ministeriale del 14 gennaio 2008), infatti, hanno modificato il ruolo che la classificazione sismica aveva ai fini progettuali: per ciascuna zona – e quindi territorio comunale – precedentemente veniva fornito un valore di accelerazione di picco e quindi di spettro di risposta elastico da utilizzare per il calcolo delle azioni sismiche. Dal 1 luglio 2009 con l’entrata in vigore delle Norme Tecniche per le Costruzioni del 2008, per ogni costruzione ci si deve riferire ad una accelerazione di riferimento “propria” individuata sulla base delle coordinate geografiche dell’area di progetto e in funzione della vita nominale dell’opera. Un valore di pericolosità di base, dunque, definito per ogni punto del territorio nazionale, su una maglia quadrata di 5 km di lato, indipendentemente dai confini amministrativi comunali. La classificazione sismica (zona sismica di appartenenza del comune) rimane utile solo per la gestione della pianificazione e per il controllo del territorio da parte degli enti preposti (Regione, Genio civile, ecc.)."

Venendo poi all'intervista mi sembra che Morelli abbia detto cose sensate. In Emilia i terremoti sono più rari che altrove, ma non meno forti. I criteri attuali tengono conto del quanto forte e del quanto spesso, e da questo punto di vista l'Emilia è oggettivamente meno pericolosa della Calabria o del Friuli. Se poi si decide di proteggersi contro il massimo possibile, allora il discorso cambia ma cambiano anche (di molto) i costi. È una decisione politica, non scientifica ed è giusto che i cittadini ne siano informati.
Vediamo il confronto tra la attuale classificazione sismica (a sinistra nell'imagine sotto) e l'intensità massima storicamente nota:

Si vede che l'Emilia non è l'unica zona in terza categoria che in passato abbia avuto terremoti dell'ottavo o addirittura nono grado della scala Mercalli. Tra le altre zone si notano il Salento (in 4° categoria con risentimenti storici del IX grado MCS), il Ponente Ligure, il Piemonte Occidentale, La parte orientale della Valle d'Aosta, la costa settentrionale della Toscana, le provincie di Verona, Vicenza e Treviso, il Lazio Meridionale, oltre ad altre zone più limitate. In queste zone ci sono stati forti terremoti in passato ma il modello di calcolo utiizzato da INGV li ritiene poco probabili rispetto ad altre zone dove i terremoti sono più frequenti.
Il discorso a qusto punto si dovrebbe spostare su di un altro tema: il modello attuale è il migliore possibile o può essere aggiornato?
La Regione Emilia Romagna ha iniziato un percorso che ha proprio per titolo "Verso una nuova carta di pericolosità sismica".
Personalmente ho pubblicato sul Bulletin of Seismological Society of America due articoli, uno che confronta la carta di pericolosità attuale con i dati storici,  mentre l'altro che propone nelle conclusioni 5 suggerimenti per migliorare la prossima edizione delle carte di pericolosità, qui tradotti e riportati:
1. i risultati finali siano forniti di un numero realistico di cifre significative;
2.  siano presi in considerazione
modelli di sismicità alternativi quando possibile (considerando che poche faglie in Italia sono noti in dettaglio sufficiente per superare test statistici sui modelli di occorrenza, si veda ad esempio Mucciarelli, 2007);
3. il risultato utilizzi misure integrali dell'intensità del moto del suolo come l'intensità Housner;
4. i risultati siano validati utilizzando test statistici approfonditi e confrontati con le osservazioni;
5.
siano presi in considerazione effetti di prossimità alla faglia .



domenica 21 luglio 2013

Il terremoto del Conero

Stanotte un terremoto di magnitudo 4.9 Richter ha iniziato una sequenza nel Mare Adriatico al largo della riviera del Monte Conero.
La zona è notoriamente sismica e soggetta ad elevate deformazioni compressive. Nel 1972 un forte terremoto causò danni ad Ancona e nelle zone limitrofe. Il confronto tra la sequenza odierna e la faglia indicata come responsabile del terremoto del 1690 e forse del 1972 dal data base delle sorgenti sismogeniche INGV mostra un andamento degli epicentri apparentemente ortogonale a quella faglia.

Il meccanismo focale è ancora dibattuto. L'INGV fornisce un momento tensore trascorrente, in potenziale accordo con l'andamento della sismicità (a destra qui sotto) mentre il GFZ riconosce un meccanismo compressivo su una faglia parallela a quella del 1971 (a sinistra). Anche il meccanismo calcolato da OGS si accorda con quello GFZ.


Peculiare anche l'andamento dei risentimenti che mostra qui sotto una scarsa penetrazione verso l'entroterra ed un risentimento molto allungato lungo la costa. Bisognerebbe capire anche quanto hanno giocato due condizioni particolari: 1) la densità della popolazione, dato che è probabile un forte addensamento lungo il litorale trattandosi di un fine settimana di luglio 2) l'amplificazione sismica nei tereni più soffici della costa
Le accelerazioni rese disponibili dalla rete accelerometrica INGV mostrano valori di picco tipici di un evento molto ben risentito dalla popolazione ma al di sotto della capacità di causare danni, con valori non superiori a 5/100 dell'accelerazione di gravità.


Infine, un argomento che al giorno d'oggi va molto di moda: il terremoto ha cause antropiche?
La figura sottostante riporta la sequenza sovraimposta ai pozzi di estrazione di idrocarburi (non ci sono stoccaggi attivi nelle Marche). I pozzi rossi sono quelli produttivi, mentre quelli verdi sono quelli sterili dalla scoperta o abbandonati perchè non produttivi. La sequanza odierna è lontana dai pozzi produttivi ed interessa una zona priva di attività estrattive.




lunedì 8 luglio 2013

Prospezioni per idrocarburi. Cui prodest?

Negli urimi tempi ricevo molti messaggi di persone preoccupate perchè nella loro regione sono in programma prospezioni geofisiche o trivellazioni esplorative per la ricerca di giacimenti di idrocarburi.
Al di là della rassicurazione circa il fatto che una vibrodina per esplorazioni non può indurre terremoti (succede nei solo nei libri di fantascienza tipo The Hammer of Eden), mi sembra più importante sottolineare alcuni fatti:
1) molte concessioni sono per ricerche dove si sa già che idocarburi non ve ne sono,  oppure le quantità sono molto limitate.
2) a presentare istanza non sono le grandi compagnie ma piccole società, spesso venture capital quotate in borse straniere e con sede in paradisi fiscali.
3) ci sono già stati casi in cui la società dichiara di aver perforato un pozzo sterile ma è contenta lo stesso.
Perchè accade questo?
Innanzitutto un po' di dati. Nelle figure sotto ho riportato dati pubblici per tre zone (Molise, Golfo di Taranto, Abruzzo). Le aree in verde sono le concessioni, mentre i pallini sono i pozzi già perforati: rossi se produttivi, verdi se non produttivi. Le linee sono le prospezioni sismiche già effettuate.




Si può vedere in questi casi come le esplorazioni con la geofisica da superficie siano già state fatte ed i pozzi esplorativi siano risultati sterili. Qual'e quindi la convenienza nel chiedere di fare nuove esplorazioni?
La risposta sta nel Decreto Legislatvo 164 del 2000, che mette a disposizione circa 7 milioni di euro all'anno per rimborsare le compagnie che effettuano esplorazioni. I soldi sono presi come quota parte delle royalties versate dalle compagnie petrolifere che già stanno estraendo idrocarburi.
E'vero che il decreto stabilisce che non possano essere rielaborate linee sismiche già esistenti, ma mi domando se esiste un controllo ex-post sulla qualità e quantità del lavoro effettivamente svolto. Nel decreto citato questi controlli per la erogazione dei contributi non sono menzionati.

Terremoti a catena

D. Nel 1980 il terribile terremoto del 23 novembre durò 90 secondi per il susseguirsi di 3 scosse separate ... ma per una sorta di ''effetto a catena'' ?
Le faglie si comportano sempre allo stesso modo, oppure il loro movimento è imprevedibile?

R.  Spesso le faglie si muovono in successione, ma il tempo con cui ciò accade è molto variabile e, di fatto, imprevedibile. Come ricordato dalla lettrice che pone la domanda, nel terremto dell'Irpinia tre faglie adiacenti si attivarono nell'arco di 40 secondi. Nel terremoto dell'Umbria-Marche il tempo intercorso tra le due scosse principali su due faglie vicine fu di poche ore. In Molise nel 2002 si trattò di poco più di un giorno mentre in Calabria nel 1783 si mosse tutta la parte meridionale della regione nell'arco di 2 mesi. Il terremoto italiano più catastrofico per l'attivazione di faglie multiple rimane quello del 1456. Come si vede dalla mappa presa dalla banca dati INGV, si ebbero intensità superiori al IX grado in tutto l'Appennino Meridionale dall'Abruzzo alla Basilicata, e il tutto accadde in una notte. Maggiori informazioni su questo evento multiplo si trovano a questo link.


mercoledì 3 luglio 2013

Sismicità indotta in Olanda

Stanotte un terremoto di magnitudo 3 ha svegliato molti abitanti della regione di Groeningen, nel nord dell'Olanda. Quello che rede particolare questo terremoto è che viene attribuito con certezza ad attività antropiche legate allo sfruttamento del Campo Gas. Lo ammette la stessa società di gestione (NAM) che deve fronteggiare da tempo i problemi posti dalla sismicità indotta nell'area.
La mappa sottostante è presa dal sito del KMNI, il Regio Istituto Meteorologico dei Paesi Bassi, e mostra la sismictà recente nell'area. Il pallino rosso è il terremoto di stanotte.


La cosa sorprendente (almeno per noi italiani) dal punto di vista organizzativo e sociale è che sul sito della società di gestione si trova questo testo:
"Aggiornamento 16:00: Mercoledì mattina, 3 luglio alle 13:04 si è verificato un terremoto nei pressi di Garrelsweer. Il sisma è legato alla produzione di gas dal giacimento di Groningen. Il KNMI ha suggerito la forza del sisma in 3.0 gradi Richter . 
Il sisma è stato relativamente pesante ed avvertito da molti residenti. NAM si rende conto che le persone sono scosse e vivono questi terremoti come fastidiosi.
I dipendenti di NAM sono presenti per rispondere alle domande e per aiutare a segnalare i danni.
I danni causati da questo terremoto sono rimborsati  dalla NAM. Un danno può essere segnalato per scritto o tramite il modulo di richiesta on-line su questo sito
.
Oggi 3 luglio, NAM ha ricevuto circa 150 segnalazioni dopo il terremoto in Garrelsweer ".
Sempre dal sito NAM si apprende che sono state valutate dall'agosto scorso oltre 7500 richieste di danno e ne sono state accolte oltre 2000 per un importo complessivo di oltre 15 milioni di Euro (vedi grafico sotto).

sabato 29 giugno 2013

Sismicità indotta o induzione alla sottovalutazione?

Mi segnalano alcuni amici che il terremoto della Lunigiana della settimana scorsa viene attribuito da alcuni siti a cause antropiche. Ormai sta diventando una moda, e ogni sisma viene attribuito a cause umane. Ora, se è noto che alcune attività come l'estrazione o iniezione di fluidi nel sottosuolo o il riempimento di bacini idrici artificiali possono dare luogo a sismicità indotta in un qualche percento dei casi, attribuire un terremoto all'azione combinata di scie chimiche e radiazione elettromagnetica immessa nell'atmosfera rappresenta una summa neoalchemica di alcuna tra le più note "bufale" del web. Per lo "smontaggio" di queste bufale ci sono ottimi e seri siti sia per quanto riguarda le scie chimiche che per HAARP.
Il problema non può esser liquidato come quello di innocui complottisti visionari che non meritano più di un sorriso o un'alzata di spalle.
Quello di cui queste persone non si rendono conto è il danno che creano cercando di convincere la popolazione che ogni terremoto che capita in Italia è causato dall'uomo. Avevo una intuzione un po' ingenua sul fatto che in genere non sia una buona idea distogliere l'attenzione dai veri motivi per cui un terremoto fa danni, ma ora ho potuto approfondire l'argomento in maniera più scientifica.
Questa settimana sono stato due giorni in Germania, presso la Training Base Weeze, ad un workshop di un progetto  europeo che tenta di costruire una comunità che affronti in maniera olistica il problema della riduzione dei rischi da disastri naturali. Hanno partecipato sismologi, sociologi, vigili del fuoco, operatori di protezione civile ed esperti di comunicazione di 10 paesi europei.
Ho trovato particolarmente interessante l'intevento del prof. Stewart Kowalski del Gjøvik University College di Stoccolma, sull'impatto che i modelli mentali hanno nella percezione del rischio e nella messa in atto delle politiche di mitigazione. In particolare per quanto riguarda il perchè le politiche di mitigazione sembrano avere sempre più difficoltà ad essere stabilmente inserite nelle pratiche quotidiane della popolazione è stato citato un lavoro di ricercatori del Risk Management and Decision Processes Center della Università della Pennsylvania, intitolato "Perchè non riusciamo ad imparare dai disastri". Per chi non si spaventa dell'inglese e qualche formula l'articolo si scarica a questo link.
L'idea fondamentale del lavoro è che il sistema "prova e  sbaglia"sul quale si basano gran parte dell'esperienza e della cultura umane non funziona per eventi che hanno tempi di ritorno molto lunghi, e che un singolo individuo potrebbe non sperimentare mai. Se da un lato la funzione di trasmissione culturale viene affidata a miti e leggende (il grande diluvio comune a quasi tutti i popoli), dall'altro ogni individuo si forma un modello mentale di cosa sia un disastro, di come questo accada e di come si possa sopravvivergli. A questo punto un modello sbagliato non solo non contribuisce a diminuire il rischio, ma può aumentarlo. La leggenda urbana del terremoto dell'Emilia generato dal fracking, o quello della Lunigiana causato dai militari fanno pensare che  soluzione del problema terremoto non sia l'ediliza antisismica, la microzonzione o l'informazione della popolazione, perchè tanto il terremoto viene causato dai cattivi, ed è loro che bisogna combattere. Mentre la popolazione si indigna fermamente su FaceBook contro un fantasma inesistente, le faglie nel sottosuolo italiano continuano ad accumulare energia, non si iniziano misure di prevenzione e riduzione del rischio, e così andiamo contro il prossimo disastro annunciato. Dopo il prossimo terremoto naturalmente non mancherà un nuovo colpevole antropico, magari l'eccessivo uso dello shampo nelle docce al mare, che percolando nel terreno lubrifica le faglie.


venerdì 21 giugno 2013

Il terremoto in Toscana e gli effetti nel Nord Italia

Il terremoto di questa mattina in Toscana ha avuto un risentimento molto forte nel Nord Italia ed in particolare nel Nord-Est. La mappa dei risentimenti dell'INGV mostra chiaramente una forte propagazione verso Nord ad Est, mentre ad Ovest e Sud dopo poche decine di chilometri gli effetti si attenuano.


Rimando ad un post precedente per spiegare il concetto di direttività, ma anche in questo caso è evidente che le onde sismiche non sono "il sasso nello stagno" che spesso compare sui giornali, con onde concentriche ed uguali che si allontanano dall'epicentro.
La direttività dipende anche dal cosiddetto meccanismo focale, ovvero la descrizione degli sforzi alla sorgente e del piano di faglia che si è mosso. Questo è il meccanismo focale determinato da OGS:

L'orientamento della faglia è Est-Ovest, abbastanza  inusuale per i terremoti appennici che di solito hanno orientamento NW-SE
Inoltre nel nord-est si sono sommati altri due fattori: l'amplificazione delle onde dovute ai sedimenti soffici e la somma delle onde dirette con quelle che hanno viaggiato in profondità nella crosta e sono state rifratte verso la superficie dalla discontinuità di Mohorovicic.
Questo spiega perchè la magnitudo locale dell'OGS è maggiore di quella (più corretta) di INGV. Le stazioni ING sono tutte intorno all'epicentro e fanno una media delle direzioni di maggiore o minore attenuazione, quelle OGS sono tutte sul lato di maggiore ampiezza e danno un valore più grande.

mercoledì 19 giugno 2013

Dubbi dall'Emilia, un anno dopo il terremoto


D.  La ringrazio innanzitutto se dedicherà qualche minuto alla lettura della mia mail. Questa mattina scorrendo la mia home Facebook, leggo un articolo che parla di lei e della sua teoria di un prossimo sisma. L'articolo ha destato il mio interesse perché vivo a Carpi, come lei saprà ,protagonista di eventi sismici recenti. Immaginerà, qui siamo ancora tutti molto spaventati.... Leggendo quanto pubblicato, la sua teoria si baserebbe su calcoli percentuali, se ho capito bene, magnitudo superiore a 5....  ogni 15 anni, ne sono già passati 30 quindi. Ma mi sembra un po' poco....qui da noi i sismografi dei giardini di appassionati fisici/astronomi registrarono, ce ne sono diversi, una magnitudo di 7.1 ben superiore al 5.9 che venne poi considerato ,ci si disse ,facendo la media dei diversi rilevamenti...questo dato non modificherebbe i suoi calcoli? Ossia una forte scossa ci sarebbe già stata. Qui inoltre nelle campagne la terra continua a rumoreggiare sembra quasi brontoli, forse a ragione, dopo tutto quello che le abbiamo fatto. Credo che lei meglio di me sappia che nel caso di un forte sisma al sud, interi paesi si sbriciolerebbero. E poi qui ci sono questi esperimenti per il gasdotto ,e leggo in un articolo di una rivista americana che oggi ci sono più terremoti indotti dall'uomo che naturali.. Davvero non esiste un metodo più preciso per calcolare un eventuale sisma? Non so perché ma fatico a crederlo. Lo spostamento di una massa non corrisponde allo spostamento consequenziale di un'altra?Una scossa in un punto, ne provoca un'altra?  E' vero che si sarebbe creata qui una nuova faglia sotto i nostri piedi come in California? E che c'e' un 50% di probabilità che si verifichi un secondo episodio sismico? Su quali basi?Inoltre se l'Italia e' sempre stata sismica perché si e' lasciato che si ignorasse il problema?...La ringrazio se vorrà consigliarmi qualche testo da leggere per approfondire l'argomento perché io non capisco più dov'è il vero e dove invece si parla solo per vedere chi ha più 'mi piace'.

R. Cara signora,
l'esempio che io faccio sempre ai volontari che devono parlare con i cittadini di come ridurre il rischio sismico è sempre lo stesso, una metafora dalla medicina.
Se andiamo dal medico e ci dice che con il colesterolo a oltre 400, fumando 2 pacchetti al giorno, con l'ipertensione e senza attività fisica il nostro cuore potrebbe cedere presto, non ci arrabbiamo perché il medico non ci sa dire a che ora e giorno ci verrà un infarto e quante coronarie si occluderanno, ma se lo vogliamo possiamo mettere in campo azioni per ridurre il nostro rischio cardiovascolare.
Il sismologo e l'ingegnere antisismico le possono dire prima del terremoto che la sua casa sorge in una zona sismica, che presenta una elevata vulnerabilità strutturale e che i terreni amplificheranno il moto sismico o che potrebbero liquefarsi. Non sono informazioni più che sufficienti per mettere in atto azioni per ridurre il rischio anche senza prevedere data e ora? Certo, bisognerebbe informarsi, anziché nascondere la testa sotto la sabbia e sperare che il prossimo evento capiti a qualcun altro. Ma non è lo stesso per chi si sottopone a check-up anziché sperare che il malanno capiti ad un altro?
Quanto alle magnitudo 7.1 registrate da amatori con un sismografo al secondo piano, le prego di credere che le reti professionali sanno fare di meglio. Certo, in una nazione dove anziché farsi fare una TAC c'è gente che va ancora dalla mammana a farsi "segnare" o per togliere il malocchio posso capire che la tentazione del fai da te sia presente, ma non mi sembra molto efficace. Vede, la sismologia è una scienza globale, un terremoto di 7.1 verrebbe registrato in tutto il pianeta, qualsiasi rete scientifica se ne accorgerebbe, e non abbiamo bisogno del sismofilo che ci corregga i numeri. Consideri che per alcuni eventi le magnitudo INGV erano superiori a qualle degli enti stranieri. Niente di strano, si tratta di numeri che sono affetti da un errore nella stima, come qualsiasi operazione di misura: il sito CRS-OGS rende esplicito questo errore. Se ci arriva una multa per eccesso di velocità in autostrada, ci comunicano che non abbiamo superato i 130 km/h ma i 137, per via del 5% di errore di misura dello strumento. Qualcuno pensa che ci sia un complotto tra tutti gli agenti della stradale per dare velocità più basse del vero? Credo di no, e allo stesso modo non c'è nessun complotto mondiale tra sismologi. Come fa notare nel suo blog il sismologo inglese Robert Musson, i sismologi dovrebbero essere veramente stupidi per avere un interesse a diminuire le magnitudo o la pericolosità quando ci sono interi settori scientifici che sono accusati di "gonfiare" il problema per avere più fondi (vedi la ricorrente querelle con i climatologi per l'effetto serra).
Quanto alla sismicità indotta, certo che esiste. Glielo assicura uno che ha scritto quasi la metà dei (pochi) articoli disponibili sull'argomento in Italia. Questo non significa che ora tutti i terremoti sono causati dall'uomo. Il mio blog voleva richiamare l'attenzione su un semplice numero: in Italia siamo a conoscenza di dati storici su 69 terremoti sopra magnitudo 6.3 e circa 200 oltre magnitudo 5.5. Sono capitai in periodi in cui l'uomo non poteva causare niente. Non sono numeri abbastanza preoccupanti? Oppure possiamo sperare che quello che è successo in passato non si ripeta, ma è una speranza piuttosto mal riposta.
Infine un suggerimento. Una possibile classifica della fiducia su Internet la può fare guardando se sul sito, blog o pagina che sia compaiono pubblicità o inserzioni a pagamento. Spesso si cerca l'attenzione per motivi puramente commerciali.
Se non le dispiace renderò pubblica questa lettera sul mio blog perchè penso che rispondendo a lei rispondo anche a molte altre persone.
Cordiali Saluti,
Marco Mucciarelli