domenica 19 ottobre 2014

Previsione senza prevenzione?



Si conclude una settimana nella quale ho partecipato direttamente o come organizzatore a tre eventi dedicati alla prevenzione dei rischi naturali, con la diffusione di conoscenze e buone pratiche.
Lo scorso fine settimana si è tenuta la giornata di recupero della manifestazione Io non Rischio, quest'anno dedicata non solo al terremoto ma anche a maremoto ed alluvioni.
Giovedì  è stata la giornata di The Great Shake Out, iniziativa internazionale sulla consapevolezza dei comportamenti corretti in caso di terremoto.
Infine ieri il Centro Ricerche Sismologiche dell'OGS ha ospitato oltre 250 visitatori nella iniziativa Porte Aperte.
Lungo tutto questo periodo sui media e sui social imperversava la discussione a seguito dei danni e dei morti causati dalle alluvioni a Genova, Parma e Trieste.
Il mio pensiero al riguardo è che da questo tipo di disastri emerga una lezione che vale non solo per le alluvioni ma anche per terremoti, maremoti ed eruzioni: la previsione senza prevenzione è inutile.
Per gli eventi meteorologici estremi la previsione è più facile che non per gli altri disastri. Anche i singoli cittadini, evitando i siti di meteobufale, possono andare direttamente alle fonti delle previsioni, e non dovrebbe essere difficile imparare a leggere una mappa delle fulminazioni o i rilievi dei radar meteo che sono disponibili per molte zone del territorio italiano (vedi ad esempio Emilia-Romagna, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Piemonte, Veneto).
Quando però la pioggia cade copiosa e i fiumi esondano o i pendii diventano instabili, i danni sono inevitabili se non si sono messe in atto misure adeguate di prevenzione, e non c'è previsione che aiuti. Tutti hanno visto le immagini di Genova con i corsi d'acqua tombati, costretti in alvei troppo stretti e con negozi che occupavano arcate dei ponti. Meno circolazione hanno avuto le foto del dissesto di Muggia (TS) dove una persona è stata uccisa dal fango e dai detriti che hanno invaso la sua abitazione nonostante che il pendio retrostante fosse stato oggetto di un intervento di chiodatura di reti metalliche. L'intervento si è rivelato inadeguato alle precipitazioni eccezionali degli ultimi giorni.
Infine, anche in questa occasione non è mancato il lavacro delle coscienze nazionali perchè sì, avremo costruito male, abusivamente, fregandocene delle pericolosità del territorio, ma poi arrivano gli Angeli di Qualcosa e tutti ci sentiamo più buoni. Gli Angeli del Fango, o del Terremoto (vorrei poi vedere gli Angeli della Lava...) non sono la soluzione, sono parte del problema. In Italia esistono strutture tecniche e volontari organizzati, ma se le autorità locali (sindaci in primis) non sanno che a loro compete l'organizzazione ed il coordinamento della attività emergenziali non possiamo che essere pessimisti circa gli eventi naturali che ci attendono dietro l'angolo. Se continuiamo a sperare che dalla disorganizzazione emerga l'efficienza, possiamo stare sicuri che le emergenze diventeranno crisi ingestibili e disastri in-naturali.
Quando minacciava una forte nevicata, i miei nonni mettevano un badile dietro l'uscio, così da poter spalare la neve dal propio cortile e magari aiutare l'anziana signora della casa di fronte. Mi sembrava normale, invece ero allevato, a mia insaputa, dagli eroici Angeli della Neve


mercoledì 1 ottobre 2014

Vulcani e Vulcanelli, tragedie evitabili?

Sabato 27 settembre, due eventi occorsi a grande distanza tra di loro sono stati accumunati da una tragica circostanza: nessuno li aveva previsti e questo cha causato molte vittime.
In Giappone, l'eruzione del vulcano Ontake  ha causato 12 morti e 24 dispersi tra i numerosi escursionisti che lo stavano scalando.
In Sicilia, un esplosione nei vulcanetti di fango delle Macalube di Agrigento ha ucciso due bambini che stavano visitando la riserva naturale.
In entrambi i casi si sono avute discussioni sulla possibilità di prevedere l'evento e penso sia molto istruttivo comparare i due casi.
Innanzitutto emerge la diversa maniera di affrontare il problema. Mentre il caso giapponese viene discusso apertamente ed in maniera pacata sul sito della più prestigiosa rivista scientifica  internazionale, il vulcanello italiano sembra destinato a far arrivare fango sulla stampa (vedi immagine sotto) e sul web in quello che appare più un personale regolamento di conti che non un contributo al dibattito scientifico.


Entrando nel merito del problema,  le domande poste da entrambe le vicende sono:

1) è possibile in genere prevedere i fenomeni di cui si tratta?

2) i sistemi di monitoraggio erano presenti ed adeguati?

3) quando è necessario limitare gli accessi ad un area?

Di solito siamo abituati a pensare che le eruzioni vulcaniche, a differenza dei terremoti, siano prevedibili. La vicenda giapponese insegna che i mentre alcuni sistemi presenti (come il GPS) non hanno dato alcun segnale, altri hanno dato una decina di giorni prima un segnale ad un livello che in passato non aveva portato a nessuna eruzione (la sismicità) mentre infine altri si sono attivati solo 10 minuti prima della eruzione (tremore vulcanico). Quanto ai vulcanetti di fango, in Italia non sono monitorati per il rischio che rappresentano in sè, quanto come indicatori di altri rischi come quello di eruzioni vulcaniche o di terremoti, dato che sono considerati un misuratore naturale dello stato di deformazione della crosta terrestre.

Il vulcano giapponese era sottoposto a controlli di deformazione, di sismicità e di tremore, ma non dei parametri geochimici delle fumarole, le cui variazioni possono indicare l'approssimarsi di una eruzione. Il vulcanello italiano era privo di sistemi di monitoraggio. Va ancora ricordato che in Italia non esistono studi espressamente dedicati alla previsione della attività dei vulcanelli, ed anche all'estero non vi sono molte esperienze. Ad esempio, per approfondire l'argomento si può leggere in questo articolo dell'esperienza circa il monitoraggio del microtremore dei grandi vucani di fango dell'Azerbaijan.

Infine vi è il problema del rischio accettabile. La natura che tanto ci attira è spesso matrigna. Non possiamo eliminare i rischi di certe attività, altrimenti dovremmo recintare le montagne per evitare che qualcuno muoia scalandole, o proibire per legge che si vada in barca a vela per mare in modo che nessuno faccia naufragio. Le attività endogene sono affascinanti ma pericolose. Se si visita l'area geotermale di Geysir  in Islanda o i parchi vucanici dell'area di Rotorua in Nuova Zelanda si è avvisati dei possibili rischi che si corrono. Entrare nell'area è una esplicita accettazione di tali rischi, ci sono mappe che indicano i sentieri marcati dai quali non ci si può allontanare e anche i rifugi in caso di attivita parossistiche improvvise. In giappone alcuni vulcani non sono interdetti alle visite per il ruolo religioso o culturale che rivestono (tra questi i monti Fuji e Ontake). Come dicono i vulcanologi giapponesi nell'intervista a Nature "Se le regole fossero di limitare gli accessi ad un vulcano quando ha mostrato l'attività vista a Ontake la scorsa settimana, le autorità avrebbero dovuto chiudere oltre il 10% dei vulcani del Giappone ai visitatori. Potremmo chiudere ovunque, ma la gente non vuole"

giovedì 4 settembre 2014

Sciame sismico a Porretta Terme

Oggi si sono verificate una serie di scosse con magnitudo attorno a 2 nei pressi di Porretta Terme, il mio natìo borgo selvaggio, e alcuni amici mi hanno scritto chiedendo informazioni.
La mappa sottostante riporta gli epicentri localizzati dalla rete nazionale, e si può vedere come questo sciame sia poco a sud di Porretta, in destra orografica del fiume Reno, con profondità tra i 10 ed i 20 km.


La zona dell'Appennino Tosco Emiliano è notoriamente sismica, ed i centri più noti per la sismicità storica sono il Mugello ad Est e la Garfagnana ad Ovest (a casa del mio nonno paterno, il cui padre era di Castelnuovo, la Garfagnagana veniva indicata come "i monti ballerini"). Anche negli ultimi anni queste due zone hanno prodotto terremoti con magnitudo attorno a 5. La mappa degli eventi registrati negli ultimi 10 anni mostra comunque una notevole attività anche sul versante bolognese.


La mappa qui sopra mostra come ci sia una struttura piuttosto evidente per continuità, corrispondente alla parte più elvata del crinale. Del resto se il Corno alle Scale è una bella montagna, vero zauberberg per gli escursionisti locali, lo deve alle forze geologiche che lo hanno modellato in passato e che continuano la loro attività tutt'oggi. Che la zona sia sismica, e che quindi in futuro potrà dare terremoti più forti di quelli di oggi è certificato anche dalla carta di pericolosità nazionale riportata qui sotto, dove si vede come la zona al confine regionale abbia una pericolosità più elevata della Bassa modenese e ferrarese dove tutti ben sanno cosa è successo nel 2012.


Il guaio (o il pregio) dei terremoti è di essere fenomeni rari, per cui si lasciano dimenticare con facilità. Ma la zona dell'appenino Bolognese in passato era considerata una delle zone sismiche più famose d'Italia, anche grazie all'attività degli studiosi locali, come conferma la prefazione del primo numero del Bullettino del Vulcanesimo Italiano, scritta da Michele Stefano De Rossi, uno dei più famosi sismologi italiani e fondatore di quella rivista scientifica che fu la prima dedicata a terremoti e vulcani (il Bullettin of the Seismological Society of America, tuttora una delle migliori riviste del settore, fu fondata oltre 30 anni dopo):

A chi volesse approfondire la storia del farmacista di Porretta e della previsione dei terremoti, rimando a questo post dedicato all'argomento. Per chi fosse ulteriormente interessato alle correlazioni tra livello del pozzo di Porretta e terremoti, esiste anche un articolo pubblicato su rivista internazionale.
Insomma, questa sequenza è un esempio di come in Italia non ci siano aree asismiche, ma solo  zone che non sanno di essere sismiche (o lo hanno dimenticato).




giovedì 14 agosto 2014

Sciame sismico a Ferrandina

Nelle ultime 48 ore uno sciame sismico si è manifestato a sud-ovest di Ferrandina (MT), in una zona classificata in seconda categoria sismica. L'INGV ha localizzato una ottantina di scosse. Si tratta di eventi con profondità superiore alla media di altre sequenze, come si vede dal grafico sottostante dove tra le altre compare anche la sequenza del Pollino.
La magnitudo massima finora registrata è stata 3.7. La figura sottostante mostra la registrazione in continuo alla stazione sismica MATE. E' un ottimo esempio per vedere la diversa ampiezza della registrazione per le varie magnitudo. La seconda scossa più grande che si vede prima ha magnitudo 2.6, mentre le più piccole sono comprese tra 1.5 e 2.0.






La distribuzione di Gutenberg-Richter, che riguarda il numero delle scosse in funzione della loro magnitudo, fornisce un parametro b di poco inferiore all'unità (considerato il valore standard), indicando che per questa magnitudo 3.7 rispetto alle attese ci sono state meno scosse di magnitudo inferiore.



Alcune persone mi hanno chiesto se ci fosse relazione tra questo sciame ed i pozzi metaniferi di Ferrandina. Al momento non ci sono più pozzi attvi nella concessione a nord dello sciame (Ferrandina-Serra Pizzuta, in rosso nella figura seguente) e di tutti i pozzi a Sud (Concessione Serra Pizzuta, sempre in rosso) solo uno è in produzione ed in via di esaurimento. In zona era stato progettato uno stoccaggio gas ma al momento i lavori sono stati differiti. I pozzi in verde nella figura successiva vicino agli epicentri sono pozzi esplorativi mai entrati in produzione, che i cui dati sono disponibili nella banca dati VIDEPI. Dai profili si può vedere come l'orizzonte mineralizzato a metano sia costituito da sabbie intrappolate in argille a circa 1600 metri di profondità, ovvero a un decimo della profondità media dello sciame che è prevalentemente avvenuto tra 10 e 17 km di profondità.








venerdì 1 agosto 2014

Lo sciame del Pollino non va in ferie

Ieri all'alba c'è stata l'ennesima scossa della sequenza del Pollino, di magnitudo 3.5 molto ben avvertita dalla popolazione. come già detto in precedenti post a maggio e a giugno, in occasione di altre scosse sopra magnitudo 3 la sequenza del Pollino non si è mai fermata ed anzi negli ultimi due mesi ha interrotto la lenta tendenza discendente del tasso di attività, riportandosi ai livelli dell'estate di due anni fa.
Qui sotto il consueto grafico "della febbre" con il tasso di eventi di magnitudo > 1.5 mediato sulle 24 ore.


Ulteriori considerazioni sulla sequenza e sul comportamento della popolazione li trovate sull'edizione odierna del TGRdal minuto 03:53.
Una buona notizia viene da un recente studio di colleghi INGV. Sembra ormai sempre più chiaro che sebbene nella zona di Castrovillari sia sempre presente il rischio posto da una faglia capace di magnitudo 6.5, nella zona tra Mormanno, Rotonda e Viggianello i terremoti storici sono stati ridimensionati e quelli che erano noti come danni dovuti a forti scosse singole sembrano dovuti a lunghe sequenze come quella che stiamo vedendo o come quella del 1998, con molte scosse più deboli attorno ad un evento principale di magnitudo >5 ma che non raggiunge mai magnitudo 6.

mercoledì 23 luglio 2014

Curriculum sociale - Vi spiace se parliamo di me?


Un grande professore che purtroppo non c'è più, se doveva parlare di sé in un intervento pubblico, si scusava con i presenti dicendo che tutto ciò era terribilmente piccolo borghese, anche se raccontava delle lauree Honoris Causa ricevute all'estero. Era lo stile di un epoca in cui certe categorie avevano un senso, molto prima (pochi anni fa) dei selfies e dell'ego in libera vendita su Internet. Purtroppo i tempi attuali richiedono una rivisitazione della massima degli antichi romani “la moglie di Cesare non solo deve essere onesta, ma deve anche sembrarlo”. 
Ora, dato che purtroppo a tutti può venire in mente di denigrare qualcuno senza sapere di cosa si parla, è bene lasciare sulla rete un comodo mezzo di smentita, quale il proprio “curriculum sociale” (rubo l'idea ai bilanci sociali, anzichè economici, degli amici del volontariato con cui condivido l'avventura di Io NonRischio).
Qui, parlando di me, voglio rispondere alla domanda di un avventato (ma non certo sprovveduto) frequentatore di social network che mi ha chiesto cosa faccio io per i cittadini riguardo al tema della sismicità indotta. Qui sotto ho riportato la lista degli eventi di cui ho recuperato traccia dall'agenda o dalla posta elettronica, ma non posso giurare di essermi scordato qualcosa e me ne scuso con qualche amico che mi abbia invitato da qualche parte in Italia e io me ne sia scordato. Più oltre c'è anche un curriculum più scientifico, giusto per togliere il dubbio che io parli di cose che non conosco giusto per il gusto di cenare una sera a ribollita ed una a bollito misto con mostarda cremonese.
  • Partecipazione al comitato di esperti richiesto dalla Provincia di Modena per ottenere un parere scritto circa il proposto impianto di stoccaggio gas a Rivara (Modena), poi acquisito dalla Regione Emilia-Romagna in opposizione al progetto., dal 2009 al 2011
  • Incontro pubblico “Stoccaggio di Gas Romanengo – Parliamone” Organizzato dal Comitato Cittadini di Soncino 25 novembre 2011
  • Convegno su “Lo stoccaggio di gas naturale nei giacimenti depletati della pianura Padana – Il caso di Bagnolo Mella”, organizzato dal Comune di Bagnolo Mella il 28.05.12.
  • Partecipazione in diretta da Mirandola alla trasmissione televisiva “Porta a Porta” sul progetto di stoccaggio a Rivara., 31.05.2012
  • Convegno risorse energetiche organizzato da ORG Basilicata, intervento su “Sismicità indotta in Italia”. Potenza, 30/11-2/12/2012
  • Istituzione di un Gruppo di Lavoro sulla Sismicità Indotta presso l’Ordine Nazionale dei Geologi. Roma, 19/2/2013
  • Workshop su Sismicità Indotta organizzato da Osservatorio Ambientale Val d'Agri. 2 interventi su “Sismicità indotta in Italia” e “Rete sismica di Collalto”. Marsico Nuovo (PZ), 15/3/2013
  • Partecipazione a conferenza dei servizi Regione ER su pericolosità sismica e monitoraggio sismicità per il progetto di raddoppio impianto geotermico ad uso teleriscaldamento Ferrara Est (Mucciarelli e Priolo). Ferrara, 12/3/2013
  • Partecipazione ad assemblea pubblica per progetto di aumento capacità di stoccaggio gas presso la concessione di Sergnano, organizzata da Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia. Pianengo (CR), 23/4/2013
  • Predisposizione di un parere scritto sulla VIA del Progetto Bagnolo Mella Stoccaggio, richiesto da Coordinamento Comitari Ambientalisti Lombardia
  • Giornata di seminari scientifici sul tema: Sismicità Indotta. Presentazione: Rete di Collalto: esperienza nel monitoraggio sismico di un deposito naturale utilizzato per lo stoccaggio di gas naturale. Organizzato da INGV, Roma, 8/5/2013
  • Partecipazione a incontro pubblico per il progetto di un nuovo impianto di stoccaggio del gas, sul tema pericolosità sismica e monitoraggio sismicità. Lugo di Romagna (RA), 09/5/2013
  • Incontro pubblico organizzato dall’Ordine dei Geologi, sul tema sfruttamento degli idrocarburi, stoccaggi, pericolosità sismica e monitoraggio sismicità. Bologna, 27/5/2013
  • Partecipazione ad assemblea pubblica per progetto di aumento capacità di stoccaggio gas presso la concessione di Sergnano (Priolo). Pianengo (CR), 07/6/2013
  • Audizione alla Commissione VIA presso il Ministero dell’Ambiente, del Territorio e del Mare, per discutere delle problematiche emerse nell’ambito del monitoraggio sismico dell’impianto di stoccaggio del gas di Collalto (TV) al termine del primo ciclo di iniezione-estrazione. Roma, 20/6/2013
  • Intervista a Radio3 Scienza sul tema della sismicità indotta da reiniezione di reflui del fracking (Mucciarelli). 27/06/2013
  • Organizzazione di una Sessione su “Sismicità Indotta” al Convegno GeoItalia 2013, Pisa. 18/9/2013
  • Conferenza pubblica sul tema della sismicità indotta. Medolla (MO), 04/10/2013
  • Conferenza pubblica sul tema della sismicità indotta, organizzata dal Comitato No Geotermia Elettrica. Bolsena (VT) 26/11/2013
  • Conferenza pubblica sul tema della sismicità indotta nell'ambito dell'iniziativa “I Caffè della Scienza”, Trieste, 12/12/2013
  • Parere scritto su VIA impianto geotermico sperimentale Castel San Giorgio, richiesto Coordinamento Interregionale Salvaguardia Alfina, Gennaio 2014
  • Conferenza pubblica presso la Sala della Mercede alla Camera dei Deputati sul tema della sismicità indotta, organizzata dalla Rete No Geotermia Elettrica. Roma, 05/04/2014
  • Conferenza pubblica sul tema della sismicità indotta. Casole Val D'Elsa (SI) 07/04/2014
  • Conferenza pubblica su sfruttamento geotermico in provincia di Pisa, organizzata dal Comitato No Geotermia Elettrica. Volterra, 31.03.2104
  • Partecipazione presso il Ministero Sviluppo Economico ad un incontro organizzato dalla Rete No Geotermia Elettrica. Roma, 05/04/2014
  • Conferenza pubblica su VIA estrazione CO2 a Certaldo (FI) 05.06.2104
  • Intervista a Radio3 Scienza sul tema del Laboratorio Cavone. 07/06/2014
  • Parere scritto su VIA impianto geotermico sperimentale Montenero, richiesto dal legale del Comitato Civico Val D'Orcia, 21.07.2014
Perchè penso di intendermene un po' di sismicità indotta?
Dal 1987 al 1998 ho lavorato presso l'Istituto Sperimentale Modelli e Strutture (poi ISMES SpA) occupandomi di reti di monitoraggio e di rischio sismico di grandi strutture. In quel periodo nessuno in Italia si occupava di sismicità indotta,ma grazie alla disponibilità degli enti finanziatori di due monitoraggi (ma come? L'industria non paga per nascondere i dati?) pubblicammo due lavori sulla sismicità indotta dai grandi bacini artificiali:

Piccinelli F.G., Mucciarelli M., Federici P., Albarello D., 1995. The microseismic network of the Ridracoli dam, northern Italy: data and interpretations. PAGEOPH, Vol. 145, No. 1, 97-108.

Giuseppetti G., Zaninetti A., Angeloni P., Mucciarelli M., Federici P., 1996. Fifteen years of acoustic emissions and microseismic activity monitoring at the Passante hydroelectric reservoir. Proceedings of the 1997 ICOLD Conference, 1007-1024.
 
Successivamente nel 2000 mi sono occupato del terremoto di Monte Amiata dell'Aprile 2000, che fece danni a diverse decine di abitazioni, pubblicando anche qui un articolo:

Il Centro di Studio e Ricerca di Sismologia applicata e dinamica strutturale dell'Università di Brescia ha poi avuto il meritorio ruolo di inserire la sismicità indotta tra i potenziali rischi della Pianura Padana con un convegno nel 2009 (poi ripetuto anchequest'anno). In quell'occasione è stato deciso di pubblicare gli atti ed ho così avuto modo di ripercorrere le vicissitudini degli studi di sismicità indotta in Italia tra il 1963 ed il presnete in un articolo poi pubblicato su Ingegneria sismica.

Infine nel 2012, con colleghi dell'OGS siamo riusciti a far inserire la sismicità indotta nei progetti DPC-INGV, ed il risultato è stato un portale internet che inizialmente era dedicato solo agli stoccaggi gas, ma che si sta ampliando alla sismicità indotta in genere attraverso un nuovo progetto appena finanziato che si concluderà nel 2015.

Scusate se ho parlato tanto di me, spero che ora altri parlino di se stessi....

venerdì 18 luglio 2014

Smentita l'ipotesi di sismicità innescata in Emilia

Sul sito del Laboratorio Cavone è diponibile la relazione finale del gruppo di sei esperti delle massime istituzioni scientifiche USA che hanno esaminato i dati prodotti negli esperimenti richiesti dalla commisione ICHESE per poter sciogliere il dubbio circa la causa degli eventi in Emila nel 2012.
Questa volta il verdetto è inequivocabile. Il gruppo di lavoro ha concluso che non c'è nessuna relazione tra la produzione o la reiniezione al Cavone e gli eventi del 20  e 29 maggio, nè in termini di induzione nè di innesco (viene definita trascurabile l'ipotesi di un anticipo o ritardo rispetto ai tempi naturali).
Per chi non volesse leggere tutto il rapporto, qui di seguito ci sono le conclusioni originali (in corsivo) con la mia traduzione.

Because injection volumes at Cavone are about half the total fluid production volume, and
because injection pressures have been held close to the pre-production field pressures, our
models strongly indicate decreases of the average fluid pressures in the vicinity of the field.
Increases in fluid pressures occur near the injection wells, but they are highly localized to
distances within 1 – 2 km from the injector wells.

Poiché i volumi di iniezione al Cavone sono circa la metà del totale dei fluidi prodotti, e poiché le pressioni di iniezione sono state tenute prossime alla pressione del giacimento prima della produzione, i nostri modelli indicano fortemente una diminuzione della pressione media dei fluidi nelle vicinanze del giacimento. Incrementi di pressione accadono vicino ai pozzi di iniezione, ma sono fortemente localizzati entro una distanza di 1-2 km dagli stessi.

Comparisons of the space-time patterns of earthquakes in the vicinity of the Cavone oil field
with known cases of induced earthquakes do not support an injection-related hypothesis for
past earthquakes.

Il confronto della distribuzione nello spazio e nel tempo dei terremoti nelle vicinanze del giacimento di Cavone con casi noti di sismicità indotta non supporta l'ipotesi di una relazione tra la iniezione ed i terremoti occorsi.

Clock changes due to fluid pressure changes that may advance or retard the time of
tectonically driven earthquakes appear to be negligible in the areas of the May 2012
hypocenters

Cambiamenti del tempo di occorrenza, dovuti ai cambiamenti di pressione, che possano aver anticipato o ritardato l'accadimento dei terremoti tettonici appaiono trascurabili nell'area degli ipocentri del Maggio 2012

The change in Coulomb stress at the hypocenter of the 20 May mainshock resulting from
production-induced compaction of the Cavone reservoir has a magnitude (~0.001 bar) a
factor of 100 smaller than the accepted minimum value for triggering of earthquakes by
static stress changes and a factor of 10-20 smaller than fluctuations of stress by earth tides.
Closer to the Cavone field, changes in Coulomb stress on the rupture plane of the main
aftershock of 29 May resulting from production-induced compaction of the Cavone
reservoir are in a sense to inhibit failure.

La variazione dello sforzo di Coulomb all'ipocentro dell'evento principale del 20 maggio risultante dalla compattazione indotta dalla produzione al giacimento Cavone ha una dimensione (0.001 bar) che è di un fattore 100 più piccola di quello che è il minimo accettato per avere innesco di terremoti da variazioni dello sforzo statico, e di un fattore 10-20 volte più piccolo delle variazioni di sforzo per le maree terrestri. Più vicino al giacimento Cavone, il cambiamento dello sforzo di Coulomb sul piano di faglia del terremoto del 29 maggio risultante dalla compattazione indotta dalla produzione va nel verso di inibire la rottura.

Changes in Coulomb stress due to both production-induced decrease in weight of the
Cavone reservoir (the “isostatic effect”), and the thermoelastic contraction from injection
of cool fluids into the warmer reservoir formation are negligibly small compared to the
already very small stresses from poroelastic compaction.

I cambiamenti nello sforzo di Coulomb dovuti sia alla diminuzione di peso relativa alla produzione del giacimento Cavone (effetto isostatico) che alla contrazione termoelastica da iniezione di fluidi freddi nelle formazioni rocciose più calde del giacimento sono trascurabilmente piccoli rispetto ai già molto piccoli sforzi dovuti alla compattazione poroelastica.

sabato 21 giugno 2014

Una lezione dal terremoto in Emilia del 20 Giugno

Poco dopo la mezzanotte tra il 19 ed il 20 giugno 2014, un terremoto di magnitudo 2.8 è avvenuto poco a nord-ovest di Mirandola (MO).
Da due settimane è operativo in zona quello che viene definito un array verticale, ovvero una serie di strumenti installati a diverse profondità. Questo tipo di dati è di estrema importanza per studiare come il moto sismico viene amplificato passando tra strati rocciosi a terreni soffici. Dopo il terremoto del 2012 la Regione Emilia Romagna ha coordinato gli studi per la microzonazione sismica dell'area colpita. Il problema principale per la zona di studio era la mancanza di affioramenti rocciosi ai quali attribuire il ruolo di condizione di riferimento (assenza di amplificazioni). Uno studio di OGS ha tentato di ovviare al problema utilizzando le registrazioni in pozzo della stazione di Casaglia (sigla internazionale FERB). Per la zona di Mirandola è stato mostrato come un uso corretto della risposta sismica locale possa consentire di modellare in modo soddisfacente le registrazioni del moto del suolo per i terremoti del 20 e 29 maggio 2012. Mancava tuttavia la prova più importante, ovvero la disponibilità di registrazioni contemporaneee su di un materiale rigido ed alla superficie. Alla periferia sud di Mirandola la RER aveva condotto molte prove di caratterizzazione dei terreni, al termine delle quali sono rimasti disponibili fori di sondaggio a 30 e 150 metri di profondità. In due di questi fori OGS ha installato degli accelerometri che consentono ora di confrontare il moto registrato in superficie con quello al passaggio tra sabbie e argille (-30 m) ed al di sotto del passaggio quaternario continentale/marino (-150 m ) in una formazione che ha una velocità di propagazione delle onde di taglio superiore agli 800 metri al secondo (limite di normativa per definire un sito di riferimento). La migliore registrazione ottenuta finora è quella del terremoto del 20 giugno. La figura qui sotto mostra una componente orizzontale alle tre differenti profondità graficata alla stessa scala.

E' possibile vedere come il moto aumenti significativamente di ampiezza e di durata dal basso verso l'alto, confermando il ruolo amplificativo dei sedimenti superficiali.
Un altro aspetto interessante viene dall'analisi dei primi arrivi delle onde P sulle componenti verticali, quando il segnale iniziale è semplice e non ancora reso complesso dagli arrivi successivi e dalle loro riverberazioni. La figura qui sotto mostra i primi quattro decimi di secondo delle registrazioni alle tre profondità.


Dal basso si vede un picco che si propaga verso l'alto (freccia rossa) impiegando circa 1 decimo di secondo per percorrere 150 metri. Una velocità di circa 1500 m/s è quella dell'acqua, indicando che per la propagazione delle onde P la saturazione in acqua dei terreni è un fattore di estrema importanza. Arrivata alla superficie questa prima onda viene riflessa verso il basso (freccia blu) e viene registrata mentre scende a -30 e -150 metri. Queste fasi in salita ed in discesa (in inglese upgoing e downgoing wavelet) saranno molto importanti per caratterizzare con estrema precisione le caratteristiche del sottosuolo della pianura emiliana. Per quanto la sequenza sismica emiliana sia in attenuazione, nell'ultimo anno ci sono state 12 scosse di magnitudo superiore a 2.5, e quindi si suppone che altre registrazioni di questo tipo saranno disponibili in futuro.




sabato 7 giugno 2014

Sequenza del Pollino, come nel 2012

Il mese scorso avevo commentato come la sequenza del Pollino non si fosse mai fermata, continuando spesso al di sotto della soglia di percezione degli abitanti, ma a livelli di attività costanti per oltre un anno. Con le due scosse sopra magnitudo 3.5 nelle ultime settimane, la sequenza è di fatto ritornata allo stesso livello di attività del novembre 2012. Se è vero che i terremoti sono imprevedibili, la eccezionale durata di questa sequenza la pone in una categoria a parte: nella storia delle registrazioni sismiche in Italia non si era mai verificata una sequenza protrattasi per tanto tempo attorno ad una magnitudo massima di 5.

domenica 11 maggio 2014

Il Pollino non è ancora fermo

Negli ultimi giorni la sequenza sismica del Pollino ha prodotto alcune scosse ben avvertite dalla popolazione e molti hanno parlato di una ripresa dell'attività. In realtà, come già detto in precedenti analoghi post, la sequanza non si è mai fermata, e dopo la scossa più forte nell'ottobre 2012 il livello di attività è rimasto pressochè costante per oltre un anno. La figura qui sotto riporta il tasso di attività giornaliera per gli eventi con magnitudo uguale o maggiore a 1.5.
Si vede come il livello stia intorno a 1 evento ogni 24 h negli ultimi 18 mesi, e non rientri ancora nei livelli di sismicità di prima del Novembre 2011.