martedì 21 maggio 2013

Conferenza sulla Microzonazione Sismica

Il Dipartimento di Protezione Civile ha organizzato per il 22 e 23 maggio a Roma una due giorni di dibattito sullo stato attuale della microzonazione sismica, sulla attuazione degi studi regionali finanziati dallo Stato e sulle possibili convergenze tra indirizzi e criteri per la microzonazione sismica e nuove norme tecniche per le costruzioni.
La partecipazione è ad inviti, ma tutti possono seguire gli interventi in streaming su questo sito.
Data la modalità trasparente del dibattito, speriamo che interessi ai giornalisti che vedono oscure trame dietro la microzonazione sismica.

sabato 18 maggio 2013

Cosa (ri)bolle nella Bassa?

Ho ricevuto diverse e-mail da Modena, Mantova e Ferrara circa emissioni di gas e/o fango ed altri fenomeni che destano preoccupazione nell'approssimarsi del primo anniversario del terremoto dell'Emilia. Ho chiesto lumi al dott. Giovanni Martinelli, Geochimico attivo nell'ambito del Progetto S3 coordinato dal Prof Dario Albarello sulla previsione a breve termine dei terremoti. Mi segnala che "... questi fenomeni di emissioni naturali sono frequenti in Italia. In una pubblicazione del 2012 sulle emissioni spontanee di idrocarburi in Italia, quelle gassose sono visibili in Fig.3A e 4. Un ulteriore elenco delle emissioni gassose in Italia è visibile al sito web dell'Osservatorio Vesuviano, INGV, Napoli. 
Bisogna anche considerare che molte emissioni sono andate disperse perchè autostrade, edifici di
ogni tipo le hanno coperte nel tempo storico, ed inoltre alcune emissioni possono scomparire in via definitiva o temporanea a causa dell'abbassamento della pressione dei giacimenti provocato dallo sfruttamento industriale. Occasionalmente la scomparsa o l'apparizione di emissioni gassose possono anche essere indotte dai processi di deformazione della crosta successivi agli eventi sismici ma, almeno nel territorio Italiano, accadono in prossimità o in coincidenza di luoghi già interessati da fenomeni di emissione.
Infine la letteratura scientifica è affetta da lacune nella conoscenza dei luoghi di emissione di idrocarburi anche perchè non esiste una attenzione costante e capillare sulle emissioni di idrocarburi (o anche di CO2) in tutto il territorio nazionale. Alcune aree sono oggetto di attenzione da parte di Enti di ricerca o di servizio. Altre aree sono meno studiate o monitorate".
Aggiungo da parte mia che trovo peculiare come a proporre correlazioni tra le emissioni di gas ed un terremoto di magnitudo attorno a 4 siano le stesse persone che per difendere il progetto dello stoccaggio gas a a Rivara dichiarano che non risultano emissioni gassose correlate a forti terremoti.

venerdì 10 maggio 2013

Stoccaggi, scienza ed etica


Ieri sera a Lugo (RA) ho partecipato  ad un incontro pubblico sulla sismicità indotta. Oltre alle consuete preoccupazioni attualmente molto diffuse in Emilia, c'è stata una domanda che mi ha colpito per la sua “inattualità” dato che sembrava presa da tante accese discussioni con gli altri studenti di Fisica ormai più di trenta anni fa. Non capita spesso oggigiorno di essere interrogato sul ruolo “etico” del ricercatore.
Dopo che avevo illustrato dati ed esempi sulla sismicità indotta in Italia un partecipante alla riunione mi ha chiesto se come ricercatore non ritenessi eticamente scorretto lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo che si traducono in una vendita di un bene pubblico per un interesse privato.
La mia risposta non deve essere stata molto soddisfacente dato che ho ricevuto stamattina le considerazioni che riporto qui sotto, con il consenso di chi le ha formulate e solo leggermente sintetizzate. Potrebbe nascerne un bel dibattito...

...la sua risposta mi ha fatto molto riflettere sulla sua professione: la scienza è uno strumento, e lei è asservito alla scienza. però se come scienziato rifiuta un'etica automaticamente perde ogni sorta di umanità. Suvvia, ogni essere umano ha un'etica e ogni essere umano ha un'ideologia, una visione del mondo, altrimenti sarebbe uno struzzo.. per cui il dilemma è: "è meglio essere un bravo scienziato al servizio della distruzione o uno scienziato che ogni tanto si pone delle domande sulle conseguenze delle sue azioni?"
Lei pensa veramente che le sue azioni e le sue parole non avranno ripercussioni su nessuno? (è piuttosto difficile risultare politicamente neutri, intendendo per politica l'influenza sulle altre persone, quando si è professori universitari e direttori di un centro di ricerca)
Lei pensa veramente che data la sua posizione (di potere relativo) le sue opinioni non abbiano ripercussioni su nessuno?
Lei è certo di voler essere un mero strumento in mano al potere politico senza un minimo di senso critico?
Le chiedo queste cose perché posso capire che in pubblico non può esporsi, ma ha fatto dei pessimi esempi su come la scienza "distruttiva" ha portato a delle conoscenze … io non credo di condividere questo tipo di visione, tipico delle società autoritarie, per cui ogni cosa è giustificata dalla ricerca, dal progresso, dall'evoluzione. Questa ad esempio è un'ideologia: quella del tecnico, che però si occupa solo del suo settore.
sono deluso perché dopo una relazione così chiara e brillante non mi aspettavo una risposta del genere. Sono i bambini di 5 anni che non si prendono la responsabilità del loro ruolo sociale.... per me è comunque importante farle sapere che nessun essere umano dovrebbe annullare il proprio ruolo sociale per la carriera o la professione".

Cerco di chiarire la mia posizione, dissipando così il dubbio che io non possa esporre la mia opinione in pubblico per qualche oscrura ragione. 
Io non sono per la sovrapposizione del ruolo tecnico-scientifico con quello etico-politico.
Come fisico, non posso non concordare con la più breve ed efficace definizione di scienza che io conosca, quella data dal premio Nobel Richard Feynman: “La scienza è il potere del fare”. Al ricercatore non spetta decidere cosa è giusto e cosa non lo è, ma solo cosa è possibile e cosa non lo è. E' solo questa libertà che lo pone al riparo dall'autoritarismo e dal servilismo. Se è sorretta da una visione etica, può essere la politica a porre dei limiti alla scienza, ma non si può chiedere alla scienza di autolimitarsi. La scienza progredisce per il costante esercizio del dubbio, che è l'esatto contrario dell'adesione incondizionata ad una visione etica, religiosa e politica.
Nello specifico io rivendico il mio ruolo di esperto di un settore, non di tutto lo scibile umano, e pertanto le mie opinioni politiche valgono in democrazia quanto quelle di chiunque altro. Per riassumere il mio intervento di ieri sera, rivendico la libertà di criticare l'opacità delle compagnie industriali nel non rivelare I dati relativi alla sismicità indotta in passato da dighe, estrazioni o reiniezioni di fluidi nel sottosuolo. Rivendico anche la libertà di esprimere un parere contrario ad un progetto sbagliato come lo stoccaggio di Rivara ma altrettanto fermamente rivendico anche la libertà di mostrare che al momento l'unica rete pubblica e con dati pubblici nel primo anno di monitoraggio di uno stoccaggio gas in Italia non ha rilevato alcuna sismicità indotta. Se nei prossimi anni avremo dati diversi ovviamente ne prenderò atto.
Se avessi sposato una politica industrialista come lei sospetta, avrei detto che lo stoccaggio a Rivara è un ottima idea e che le compagnie in passato si sono comportate benissimo e che non c'è mai stato nessun problema.
Se avessi anteposto un etica ambientalista o una visione politica conseguente avrei dovuto nascondere che per il momento non avevo evidenze di sismicità indotta dallo stoccaggio di Collalto.
In entrambi i casi avrei mancato al mio ruolo di ricercatore indipendente che deve poter dire sì o no anaizzando i dati e non facendosi guidare da dei preconcetti.
Capisco che viviamo in un mondo con tendenze semplificatorie dove ad esempio per la commissione di esperti internazionali sull'Emilia la politica vede “diavoli” che devono essere bilanciati da “santi” e non basa il proprio giudizio sulla indipendenza e capacità dei ricercatori .
Io credo nel ruolo sociale del ricercatore, altrimenti anzichè sgolarmi dalle 21:30 alle 01:30 ieri sera me ne sari stato comodamente a casa mia. Ma credo che il mio ruolo sia dire le cose come stanno in ogni caso, senza dover per forza avere incontri che sono solo ricerca di consenso nel modo più facile, raccontando alle persone presenti solo cose in linea con le loro opinioni.
Posso poi pensare (come privato cittadino) che magari una tecnica che perde il 7% del gas che deve stoccare come alimentazione nel sistema di pompaggio non sia il massimo del risparmio energetico. Ma questa è una opinione politica che non deve pre-costituire il mio giudizio sulla domanda che l'organismo di controllo mi pone circa l'analisi dei dati della sismicità. Se non ci sono terremoti indotti per quest'anno, non ci sono e basta. Non li posso creare perche a me o a qualcun'altro farebbe piacere che ci fossero.
E ora, via al dibattito (o come direbbe il personaggio di Nanni Moretti “Nooo, il dibattito no!)

lunedì 29 aprile 2013

I piccoli terremoti scaricano energia?

Una domanda che viene sempre posta quando c'è in atto uno sciame sismico: è un bene che ci siano tanti piccoli terremoti che scaricano energia?
Di solito la risposta a questa domanda coinvolge passaggi da magnitudo ad energia, scale logaritmiche e quant'altro la sismologia possa mettere in campo per essere poco comprensibile ai più.
Ho provato una rappresentazione alternativa che dovrebbe essere (spero) meglio compresa. Sommando l'energia di tutti i terremoti di una sequenza e riconvertendola in magnitudo si ottiene un grafico che dice a quale magnitudo equivale tutta la sequenza sismica, e quindi ci si può fare un'idea di quanto contino tutti assieme i numerosi, piccoli terremoti rispetto alla magnitudo che ci si aspetta in un area. L'esempio è fatto per tre sequenze sismiche che hanno interessato recentemente l'Italia.
Partiamo dalla più recente, quella di Città di Castello.

Nell'ultimo mese la sequenza ha rilasciato tanta energia quanto un singolo terremoto da magnitudo 3.9. Siamo ben lontani dai terremoti avuti in passato nell'Appennino Umbro-Marchigiano, con magnitudo oltre 6.
Vediamo ora il caso di Sora.
Qui la somma di tutti i terremoti registrati negli ultimi 4 anni equivale ad un unico terremoto di magnitudo 4.9
Infine, il Pollino.

Questo è un caso interessante. La somma di tutti i terremoti degli ultimi tre anni restituisce una magnitudo equivalente di 5.1; ricordiamo che la scossa più forte delle sequenza in questo caso è stata più grande dei due esempi precedenti, raggiungendo magnitudo 5.0. Per quanto possa sembrare sorpendente, tutti i terremoti prima e dopo questo evento sommati insieme contribuiscono ad alzare la magnitudo equivalente di pochissimo.
Questo fa capire come contino assai poco tante scosse piccole di fronte ad una grande.



martedì 23 aprile 2013

Lo sciame sismico del Pollino ancora in scena

Mentre l'attenzione in questi giorni è attratta dalla sequenza sismica nei pressi di Città di Castello, si fa sentire ancora dalla popolazione la sequenza del Pollino, con eventi fino a magnitudo 2.9.
Purtroppo la sequenza non può ancora considerare conclusa, dato che da quasi un anno (maggio 2012) rimane su un tasso di produttività costante attorno ad una media di un evento di magnitudo  maggiore di 1.5 nelle 24 ore, come si vede nella figura qui sotto.

Conferenza su Stoccaggio Gas e Sismicità Indotta

Stasera a Pianengo (CR) partecipo ad una conferenza su Stoccaggio Gas e Sismicità Indotta.

martedì 16 aprile 2013

Terremoto Iran-Pakistan

Una fortissima scossa di terremoto è avvenuta al confine tra Iran e Pakistan. Le prime stime indicano una magnitudo tra 7.5 e 7.8. Molto dibattuta è anche la profondità. La prima stima di profondità è 15 km per USGS, 50 per CSEM-EMSC e 95 per GFZ. Guardando le forma d'onda direi che USGS sbaglia, il che sarebbe bene per i minori effetti che ha un terrenoto più profondo. Osservado le registrazione delle stazioni MATE ed ACOM si vede bene come la fase più energetica sia all'inizio, mentra mancano nella coda del sismogramma le onde superficiali che sono di solito assenti quando il terremoto è profondo.




lunedì 18 marzo 2013

Qual'è il mese dei terremoti?

Un po' di tempo fa avevo dato una risposta negativa a chi mi chiedeva se i terremoti avvengono preferenzialmente di notte.
Adesso c'è chi si chiede se l'attività sismica rallenta agli equinozi ed aumenta ai solstizi, riprendendo la speranza (sempre disillusa) di trovare una semplice periodicità astrale nell'occorenza dei terremoti.
Anche in questo caso la risposta è negativa come si vede dall'immagine seguente:

Le tre frecce rosse, parallele tra loro, indicano che il tasso cumulato degli eventi con magnitudo M>3.5 negli ultimi 7 anni in Italia è indipendente dalla data. I soli scostamenti statisticamente significativi corrispondono ad inizio aprile e fine maggio ovvero ai terremoti di Aquila ed Emilia ed ai relativi aftershocks. Insomma, i forti terremoti causano più terremoti di quanto possano fare Sole e Luna.


domenica 17 marzo 2013

Terremoto 3.2 sul Pollino

Questa mattina un terremoto di magnitudo 3.2 ha colpito l'area del Pollino.
Anche se era da tempo che la sequenza in atto non superava magnitudo 3, in termini di produttività non ci sono stati cambiamenti negli ultimi 30-45 giorni. Come si vede dal grafico qui sotto, il tasso di attività era sceso rapidamente verso la metà di Gennaio, ma poi non riesce a scendere stabilmente al di sotto della soglia di 1 evento di magnitudo 1.5 nelle 24 ore.


lunedì 11 marzo 2013

Convegno su Sismicità Indotta

Il giorno 15 Marzo si terrà presso l'Osservatorio Ambientale della Val D'Agri un convegno pubblico sulla sismicità indotta al quale parteciperanno ricercatori di CNR, INGV, OGS e delle Università di Napoli Federico II e della Basilicata.
Qui sotto il programma conpleto: