venerdì 28 novembre 2014

Sismicità indotta, ricerche presenti e future

Questa mattina a Bologna si chiude il 33° convegno nazionale GNGTS con una giornata a tema dedicata alla sismicità indotta in Italia.
L'argomento è uscito definitivamente dall'ombra in cui si era trovato per decenni nel nostro paese e viene ora affrontato in maniera trasparente e rigorosa come altri aspetti della sismologia e del rischio sismico.
Sugli atti del convegno il nostro gruppo di ricerca ha presentato due lavori che in versione più estesa sono già stati sottomessi per la pubblicazione su riviste internazionali.
Il primo, scaricabile qui, affronta il tema da una prospettiva meno usuale, studiando l’impatto
della sismicità naturale su giacimenti di gas e petrolio. Questo caso è interessante in aree dove i giacimenti di idrocarburi sono ospitati da strutture tettoniche attive e quindi i terremoti indotti devono essere distinti da quelli naturali. La Pianura Padana è una di queste zone, e confrontando dati sui pozzi esplorativi sovrapposti con i cataloghi delle faglie sismogeniche, si è giunti alla conclusione che la produttività di un serbatoio è anti-correlata con la presenza di  faglie in grado di causare grandi terremoti. Questo ha due potenziali risultati pratici:
1) quando si studia il potenziale sismogenico di un’area attiva, sottoposta a tettonica compressiva, la costante assenza di pozzi di gas produttivi all’interno di anticlinali guidate da faglie può aiutare a identificare le aree che si trovano al di sopra di grandi faglie sismogeniche;
2) durante la progettazione di un impianto di stoccaggio sotterraneo di gas naturale in una
zona tettonicamente attiva, i giacimenti di gas depleti dopo lo sfruttamento hanno più
probabilità di essere integri, ovvero non influenzati da faglie attive, riducendo notevolmente
il rischio di sismicità innescata. Questa soluzione dovrebbe essere preferita rispetto ad altre
opzioni, come ad esempio serbatoi di depleti di solo petrolio (vedi il caso della sismicità indotta dal progetto Castor) o falde acquifere (come era stato progettato per lo stoccaggio in acquifero di Rivara, nell’area epicentrale del 2012).
Il secondo, scaricabile qui, esamina il problema della assenza normativa riguradante la pericolosità sismica da sismicità indotta. Lo studio è ancora in corso, ma la prima conclusione è che durante le Valutazioni di Impatto Ambientale di impianti od opere potenzialmente in grado di generare sismicità indotta, andrebbe ipotizzata la magnitudo massima di quest’ultima e si dovrebbero porre in atto confronti tra le forme spettrali di normativa e quelle di eventi indotti.


7 commenti:

  1. Professore, cosa ne pensa dello sciame di Gubbio? C'è da preoccuparsi?
    E' impressionante il numero di scosse giornaliere, molte delle quali ben avvertite.

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    1. Dipende dal fatto che la rete è molto più densa della media nazionale in quell'area, e registra scosse che altrove non sarebbero avvertite. Passare da magnitudo 1 a magnitudo 2 significa registrare 10 volte meno eventi.

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  2. Professore buonasera. D' accordo con lei sul fatto che la maggior densità di strumenti consenta di captare molte più scosse a Gubbio e dintorni, tuttavia nell' ultimo anno siamo a 480 Eventi con M > 2. Dobbiamo aspettarci altre mini sequenze simili? Grazie.

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    1. Non è affatto impossibile: sul Pollino dall'ottobre 2010 ad oggi ci sono state 700 scosse M>2 e la sequenza non è ancora terminata

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  3. Colendissimo Sig. Prof. Mucciarelli, quando dico che lei non mastica la Geologia in generale, forse sbaglio. Forse mi devo riferire specificamente alla Geochimica Organica e alla Geologia degli Idrocarburi. Lei e il suo gruppo di ricerca avete mai sentito parlare di rocce madri del petrolio? Lo sa che senza le condizioni adatte di presenza di materia organica del tipo giusto, nella quantità sufficiente, abbastanza matura dal punto di vista termico e temporale, e di condizioni favorevoli di espulsione, migrazione ed intrappolamento degli idrocarburi in una struttura geologica adatta, anche la trappola più integra del mondo non può ospitare un giacimento di petrolio? Il primo dei lavori citati implica che l'unico controllo per la presenza di un giacimento di idrocarburi è ... la fratturazione per attività simica della roccia di copertura! O se manca la roccia madre? Oppure se il percorso di migrazione degli idrocarburi è tale che prima si riempiono le trappole più vicine alla zona di origine degli idrocarburi e poi le trappole più lontane? Tali trappole più lontane non si possono riempire finche le trappole più vicine alla "cucina" (come si chiama in gergo la zona di generazione degli idrocarburi per maturazione termica della roccia madre) sono piene fino al punto di tracimazione ("spill point") e riversano gli idrocarburi in eccesso verso la trappola successiva.
    Se esistesse il premio Tapiro D'Oro della geologia degli idrocarburi, questo articolo lo vincerebbe di sicuro.
    Devotamente vostro

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    1. Bischerissimo e Fintissimo Ulisse Aldrovandi,
      il nascondersi sotto un così pretenzioso nome non fa di lei un genio, anzi.
      Ha mai sentito parlare di gruppi di lavoro? Se gli autori sono tre, magari uno si intende di idrocarburi, uno di faglie ed uno di statistica (e quello sarei io). L'analisi dei log dei 437 pozzi studiati l'ha fatta una collega che si occupa, per sua sfortuna, proprio di idrocarburi e stoccaggi.
      Le metto qui i link ad alcune pubblicazioni della coautrice:

      http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0264817212002267
      http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1876610209006869
      http://books.google.it/books?hl=it&lr=&id=oSiDGetPxpgC&oi=fnd&pg=PA185&dq=F+Donda&ots=wUVeGFaPKX&sig=75O3oMVxe86v8z0mQRCCm9u_2lk
      http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1750583610001374

      Analizzando i dati in VIDEPI si può vedere che la roccia madre in Emilia è di tre tipi, a seconda della profondità. La stessa roccia contiene o no idorcarburi in pozzi che distano pochi km o anche meno. Dalle linee sismiche disponibili si vede poi che la forma delle trappole tettoniche è simile, se non per un fattore di scala. Le più grandi sono quelle che hanno mostrato di contenere meno gas, secondo noi perchè sono quelle guidate dalle faglie più attive. E' un vero peccato che il suo anonimato non le consenta di renderci edotti su quali lavori pubblicati la rendono esperta della materia, ma se i suoi riferimenti culturali sono costituiti da Striscia la Notizia, forse grandi opere d'intelletto non le avrà prodotte.
      Buon rosicamento, saluti

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  4. Insigne Prof. Mucciarelli,
    le segnalo il link seguente https://ingvterremoti.wordpress.com/2016/07/11/caviaga-15-maggio-1951-davvero-un-terremoto-indotto/ , con buona pace di quelle assurde argomentazioni che vorrebbero che il sisma del maggio 2012 in Emilia sia stato provocato, indotto, o solo accelerato da perforazioni o altre attività petrolifere.
    Devotamente vostro
    F.mo Ulisse Aldrovandi

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