sabato 24 gennaio 2015

Brasimone: terremoti, dighe, frane e centrali nucleari

Un amico mi ha chiesto su FB se lo sciame sismico che ha prodotto anche un terremoto M>4 sull'Appennino Tosco Emiliano sia causato dal vicino lago artificiale del Brasimone.
La possibilità mi sembra da escludere per una serie di motivi, vediamo quali.
1) Premesso che la maggioranza delle dighe induce non sismicità, quando si questo si verifica gli episodi noti sono di due tipi: se ci sono terremoti forti avvengono nell'arco di pochi anni (come nel caso della Diga di Koyna in India o della Grande Diga di Aswan in Egitto), oppure possono esserci piccoli eventi che si verificano per molti anni ogni anno dopo che si raggiunge il massimo livello d'invaso (come nel caso della Diga del Pertusillo). La diga del Brasimone (o più correttamente la diga di Scalere, dato che il torrente Brasimone è sbarrato più a valle anche dalla diga di S. Maria) fu costruita negli anni 30, assieme alle dighe di Suviana e Pavana ed alla traversa di Molino del Pallone. Fa parte di un sistema pensato per l'elettrificazione della allora costruenda "Direttissima", la linea ferroviaria  che collega direttamente Bologna e Firenze accorciando il percorso della più anziana "Porrettana". Una immagine di insieme del sistema di sbarramenti è riportata nella figura seguente, utile anche per comprendere il punto successivo.


2) La sismicità indotta da una diga è strettamente correlata al livello dell'invaso. Il livello del lago del Brasimone può variare nell'arco di 24 ore più di quanto vari nell'arco di un anno. Come si vede dalla precedente figura, Molino del Pallone, Pavana e Suviana hanno quote di invaso massime attorno a 470 m.s.l.m, quindi è facile trasferire l'acqua tra gli invasi con una galleria che agisce da troppo pieno. Il Brasimone è 350 metri più in alto. Negli anni 70 fu costruita da ENEL una centrale a Bargi, sulle rive del lago di Suviana, che durante il giorno riceve acqua dalle condotte forzate che partono dal Brasimone e sfrutta il salto idraulico. Nottetempo, quando c'è meno richiesta di energia l'acqua può essere pompata in senso inverso, riportandola nel bacino più in alto. Questa particolare variabilità ad alta frequenza non fa dell'invaso del Brasimone un candidato ideale per indurre sismicità.
3) Per quanto detto ai due punti precedenti, se la zona fosse in grado di produrre sismicità indotta si sarebbero dovuti avere effetti intorno al Lago di Suviana negli anni scorsi, quando per una manutenzione periodica il lago è stato svuotato e poi nuovamente riempito.

Il terremoto di ieri sembra piuttosto inserirsi in quadro piuttosto comune per quest'area dell'Appennino settentrionale, ovvero si sequenze con massima magnitudo compresa tra 4 e 5. La figura seguente mostra quelle registrate dalla RSNC negli ultimi 10 anni. Per alcune di esse è evidente la relazione con le faglie responsabili dei terremoti più forti (rettangoli arancioni).


La zona del Brasimone non presenta faglie al momento note in grado di dare terremoti M>5.5. Si tratta comunque di una delle zone più enigmatiche dal punto di vista della forte sismicità. Tra la Garfagnana ed il Mugello sembra interrompersi la catena di forti terremoti che prosegue quasi ininterrottamente dalla Calabria alla Liguria seguendo il crinale appenninico. Recenti studi
condotti nell'ambito di nuove stime di pericolosità sismica per le grandi dighe hanno proposto una interpretazione più complessa di questa zona, con l'introduzione di due zone sismogeniche ortogonali alla catena che vanno da Pistoia a Bologna seguendo la direzione della Valle del Reno (vedi figura sottostante, da Martelli et al., 2014).

Questa zona ha comunque un rischio sismico maggiore delle altre vicine. Perché? Come si vede dalla mappa seguente, non erano previste costruzioni antisimiche poiché non era stata classificata sismica nel 1984, ma lo è poi diventata nel 2004 (o meglio nel 2009, al fine del periodo di covigenza delle norme tecniche). Quindi le costruzioni di quei 25 anni, come pure quelle dei periodi precedenti, sono più vulnerabili di quelle di zone contermini, alcune delle quali classificate sin dagli anni 20 dopo i terremoti di Mugello e Garfagnana.



Come mai questo "buco" nella catena Appenninica nel 1984? Voci che correvano all'epoca indicavano tra le possibili "cause" la presenza nella zone del reattore nucleare del Brasimone, che come il francese Superphénix era progettato per la fissione del plutonio al posto dell'uranio. Per il raffreddamento, anziché l'acqua pressurizzata i reattori cosiddetti autorfertillizanti utilizzavano il sodio, un elemento chimico molto difficile da maneggiare, che si incendia a contatto con l'aria ed esplode a contatto con l'acqua. Il reattore del Brasimone non entrò mai in funzione, ed i suoi edifici ospitano ora un centro ricerche dell'ENEA, dove tra l'altro si studiano le maree terrestri. Nel frattempo,  a causa di incidenti e problemi con il raffreddamento al sodio ed ai lavori necessari per contenere un versante in frana, era costato ai contribuenti secondo i giornali dell'epoca oltre 1750 miliardi di lire, ovvero poco meno di un miliardo di euro (per inciso, quanto si spende in Italia in 7 anni per il Piano Riduzione Rischio Sismico).
Si trattò di un esempio molto italiano di "siting politico" già diffuso a fine degli anni 60, ovvero della scelta di un sito di costruzione di un opera per motivi non di opportunità e di adeguatezza del luogo prescelto, quanto di un volere politico che nel caso doveva rispondere da Roma (allora DC) al Comune di Bologna (allora PCI) dopo che questo aveva contribuito alla costruzione del reattore nucleare sperimentale universitario di Montecuccolino, alla periferia della città. Sicuramente il sito del Brasimone aveva alcuni requisiti necessari per questo tipo di opere: abbondanza di acqua, scarsità di popolazione e vicinanza a grandi infrastrutture di comunicazione (la A1), peccato che le caratteristiche geologiche non fossero all'altezza, e quanto alla sismicità magari questo sciame avvierà studi che ci porteranno a saperne di più.
Chiudo con una nota personale: cercando link per documentare questa storia,  mi sono imbattuto in un sito che contiene la foto qui sotto, scattata tra fine anni 70 e primi anni 80. Tra quei manifestanti ci sono anch'io, allora ventenne studente di fisica a Bologna, che aveva vagamente intuito quello che anni dopo mi sarebbe sembrato molto più chiaro: il problema del nucleare in Italia, più che nel nucleare stava nell'Italia (discorso applicabile a molte altre opere e tecnologie...).






mercoledì 31 dicembre 2014

Bilancio sismico del 2014

Oggi si conclude un anno decisamente sotto la media dal punto di vista sismico per l'Italia.
Rispetto alla media decennale, il 2014 ha fatto registrare molti meno eventi.
Dalla figura qui sotto si possono trarre diverse indicazioni.
La linea arancione è la media dei terremoti per anno in funzione della magnitudo. La linea blu è il numero di terremoti del 2014. Come si vede le linee sono quasi parallele, ma la linea blu è sempre più bassa. Chi non ama i grafici logaritmici, può cosiderare le linee tratteggiate, che indicano il numero di eventi pari ad uno al giorno, uno alla settimana, uno al mese ed uno all'anno. Si vede così che le magnitudo del 2014 sono sempre più basse della media. Negli ultimi dieci anni la magnitudo media giornaliera è stata 2.8 contro 2.7 del 2014. l'evento capitato in media una volta a settimana era 3.6 contro 3.4 del 2014, l'evento medio mensile 4.2 contro 3.9 del 2014, ed infine l'evento medio annuale è stato 5.2 contro un massimo del 2014 di 4.7 (tra l'altro capitato poco oltre il confine francese).
Quindi, per tutti quelli che si sono agitati per ogni piccola sequenza, mettetevi il cuore in pace, il 2014 è stato un anno sismicamente scarso.
Oltre a scrivere "nn mi piace" per ogni terremotino avete fatto qualcosa per ridurre il vostro rischio sismico? Avete seguito i consigli di www.ionon rischio.it? Siete passati in Municipio a informarvi sul piano di protezione civile ed arrabbiarvi se non lo hanno ancora predisposto? Se sì, bene; altrimenti ecco un buon proposito per il 2015: voglio essere più resiliente! (non dimenticate che avete perso un'altro anno prima del prossimo forte terremoto).


sabato 20 dicembre 2014

Conviene andarsene dal Chianti?

D.  Secondo lei merita lasciare la zona del Chianti per andare in una seconda casa nel Mugello ? Infatti questa zona è a più elevato rischio sismico e potrebbe esserci una correlazione tra le due zone? 

R. Bella domanda, ma per rispondere bisogna innanzitutto evitare di confondere rischio e pericolosità. Il rischio coinvolge non solo la probabilità che avvenga un terremoto (pericolosità) ma anche quanto sono in grado di resistere o meno gli edifici (vulnerabilità). La mappa qui sotto è presa del sito della Protezione Civile e forsnice una stima, basata su dati ISTAT di qual è nei comuni italiani la percentuale di abitazioni in classe A di vulnerabilità (contrariamente all'efficenza energetica, qui la classe A è la peggiore, sono edifici che si possono danneggiare anche per terremoti non molto forti)

Questo significa che non è detto che una casa nel Mugello sia a maggiore rischio che nel Chianti. Se la casa è stata costruita con criteri antisismici nel Mugello, mentre nel Chianti non è progettata per resistere ai valori di norma sismica, la casa nel Mugello ha un rischio più basso. Bisogna poi considerare anche l'effetto dei terreni di fondazione. I sedimenti soffici (sabbie, argille) amplificano il moto del suolo molto più dei suoli rigidi e delle rocce. Quindi "nel Mugello" è un po' vago. Se la casa è sui versanti della valle, a parità di vulnerabilità rischia meno che se sta sul fondovalle. I bacini chiusi, come il Mugello, soffrono poi anche di una amplificazione dovuta all'intrappolamento delle onde sismiche nel fondovalle.
La buona notizia è che questi fenomeni di amplificazione, così come altri casi di instabilità del terreno dovuti al terremoto (frane, cedimenti, liquefazione) possono essere previsti in anticipo rispetto al terremoto. Da tre anni, e fino al 2017, ci sono fondi del Dipartimento Protezione Civile distribuiti agli enti locali perchè facciano realizzare le mappe di microzonazione. La Regione Toscana pubblica sul suo sito la mappa dello stato di avanzamento degli studi (vedi mappa sotto), e quelli già approvati sono pubblici e scaricabili cliccando qui.

Il mio consiglio quindi è di chiedere un parere sui due edifici ad un ingegnere per la sicurezza strutturale ed ad un geologo per i terreni di fondazione , allo stesso modo in cui ci rivolge ad un medico specializzato per prevenire le malattie. Potendo prevedere gli effeti di un terremoto (amplificazioni del terreno e danni alle strutture) dovremmo uscire dal falso problema della previsione del "quando" e concentrarci sulla prevenzione del rischio sismico.
Quanto al problema della correlazione tra terremoti, posso citare quello che rispose Charles Richter ad un giornalista.
"Prof. Richter, il terremoto avvertito questa notte in California era previsto?"
"Non ancora".
A posteriori, quelli che "io l'avevo previsto" spuntano come porcini dopo una pioggia di fine estate, ma la verità è che nessuna delle correlazioni proposte tra zone sismiche in molti articoli sinora pubblicati era stata riconosciuta e pubblicata a priori. Ciò non toglie che siano state proposte evidenze anche molto serie, ma nessuno è in grado di dire oggi che ad ogni terremoto nella zona A corrisponderà tra 1, 10 o 100 giorni un terremoto nella zona B. Un esempio di correlazione tra i margini nord e sud della Pianura Padana è stato pubblicato recentemente. Ne parlo in coda a questo articolo su Sapere.





venerdì 19 dicembre 2014

Terremoto nel Chianti e sismobufale

Da ieri è in corso uno sciame sismico nel Chianti che ha fato registrare finora una magnitudo massima di 4. L'INGV ha localizzato finora oltre 130 scosse la cui distribuzione spaziale è riportata nella figura seguente.


La mappa delle scosse ci da modo di discutere delle sismobufale che non mancano mai in queste occasioni. Ecco un post apparso su FB questo pomeriggio:



Posto che il sistema HAARP non ha nulla a che fare con i terremoti ed è inoltre stato chiuso da mesi, la motivazione del bischero di turno è che i terremoti sono troppo allineati per essere naturali. Come i siti di meteobufale storpiano a loro piacimento i dati ufficiali dei modelli meteo, così tutte queste inutili app che prendono i dati da siti ufficiali in Italia, in Europa o nel mondo massacrano i dati veri. L'allineamento che compare è dovuto al fatto che come si vede nella tabella gli epicentri sono forniti con solo due cifre decimali, mentre la precisione dei dati INGV è molto maggiore. Se forzo i dati di latitudine o longitudine a sole sue cifre dopo la virgola allineo i dati a questi valori e perdo la possibilità di distribuirli tra i valori. Per essere pratici, 1 centesimo di grado di latitudine equivale a oltre 1 km, e quindi ottengo un finto reticolo con questo passo. Diffidate degli spacciatori di dati manipolati e informatevi solo su siti di enti di ricerca pubblici.
Tornando alla sequenza in atto, è interessante vedere come la magnitudo massima sia cresciuta linearmente nel tempo fino alla scossa di magnitudo 4, mentre il tasso di attività è andato via via aumentando (vedi figura).




Al momento sembra che le scosse registrate si comportino come aftershock della principale.
Se questo comportamento proseguirà nelle prossime ore diventerà sempre più improbabile un superamento delle magnitudo già registrata, ma al momento è troppo presto per dirlo.
E' comprensibile che qualcuno non si senta al sicuro nella propria abitazione e che voglia trascorrere qualche ora ancora all'aperto. non bisogna però comportarsi come le persone nella foto qui sotto:


Le persone che non si sentono sicure in casa dovrebbero stare in un'area di attesa sicura predisposta nel piano comunale di protezione civile. Questi signori stano a pochi metri da un edificio in muratura neanche in buono stato di conservazione, in una via molto la cui larghezza è molto minore dell'altezza degli edifici.
A Lorca nel 2011 le persone uscirono in strada per un terremoto di magnitudo poco superiore a 4, e quando poche ore dopo arrivò il terremoto con magnitudo 5.2, 9 persone morirono per la caduta di parti non strutturali.
Infine, le sequenze che non fanno danni ma attirano l'attenzione dovrebbero essere occasione per fermarsi a riflettere su piccole ma efficaci misure di autoprotezione.
Questa sequenza è in una zona sismica che in passato ha generato anche terremoti che hanno fatto danni. Quante delle cantine del Chianti hanno messo in sicurezza la loro produzione vinicola? Non ci avevano pensato neanche in California, dove durante il recente terremoto nella Napa Valley ci sono stati 50 milioni di dollari di danni che sarebbero stati evitabili con poche decine di euro di tasselli ad espansione per bloccare botti e scaffali di bottiglie (vedi foto)
Tutti i consigli per l'autoprotezione dai terremoti li trovate qui: http://www.iononrischio.it





domenica 14 dicembre 2014

Regalatevi 99 € di vera prevenzione antisismica


In questi giorni pre-natalizi si discute tra chi le feste di fine anno non le sopporta, chi ci vede solo una occasione di business che ha cancellato il significato simbolico e chi non rinuncerebbe per nulla al mondo a fare e ricevere regali. Si può poi dibattere se un regalo debba essere solo bello o anche utile, e probabilmente tra i regali utili qualcuno avrà pensato a un prodotto che viene molto reclamizzato su vari media: Guardian SeimAlarm, costo 99 €.
Tecnicamente si tratta di un oggetto comunemente disponibile all'estero da anni, ovvero un rilevatore di onde P, le prime ad arrivare dall'epicentro di un terremoto, quelle responsabili di ciò che una volta veniva chiamato “moto sussultorio” e che precedono le onde S, il “moto ondulatorio”, le più pericolose per gli edifici. Le precedono di quanto? Di un secondo per ogni 8 km di distanza dall'ipocentro. Per chi si fosse trovato a L'Aquila il 6 Aprile 2009, il preavviso sarebbe stato di 1 secondo, a Onna di 2, a Castelnuovo di 3 ed a Navelli (la località con danni strutturali gravi più lontana dall'epicentro) di 4 secondi. Supponete di essere svegliati dalla sirena dell'allarme nel cuore della notte. Impieghereste circa un secondo a svegliarvi, uno a realizzare costa sta succedendo ed un altro a scendere dal letto, se siete giovani e reattivi. Il tempo di preavviso se ne è già andato. Il preavviso per fare cosa? Se la casa è sicura dal punto di vista antisismico, non dovete fare nulla se non mettervi a gattoni sotto un tavolo. Se la casa è destinata a crollare, non riuscireste a raggiungere un posto sicuro in tempo. Se la casa è destinata a rimanere in piedi nonostante riporti danni, conviene comunque rimanere all'interno. All'esterno ci si potrebbe trovare esposti a crolli non strutturali (tegole, camini, balconi e terrazzi) che come hanno dimostrato i terremoti di Lorca e Christchurch, avvenuti in pieno giorno, possono causare dal 50 al 90% delle vittime e la gran parte dei feriti. Scappare di casa non è la scelta migliore, a meno che non siate vicinissimi ad una uscita che da su uno spazio aperto (confesso che durante l'aftershock più forte del terremoto dell'Aquila, la sera del 10 aprile, ero a 3 metri da una porta a vetri aperta e molto ampia che dava su un giardino dell'istituto Reiss Romoli, e sono uscito in contemporanea all'arrivo delle S).
Se la vogliamo mettere da un punto di vista più tecnico, esaminiamo il grafico qui sotto, che riporta il tempo di preallarme di sistemi basati sulla differenza S-P in funzione della distanza, confrontato con l'attenuazione degli effetti in funzione della distanza



Si vede che per un terremoto di intensità epicentrale del nono grado macrosismico, l'area dove si verificano molti crolli ha un raggio di circa 15 km equivalente ad un tempo di preallarme massimo S-P pari a meno di 2 secondi. L'area dove si verificano sporadici crolli ha un tempo di preallarme massimo fino a 3.5 secondi. L'area dove si avranno lievi danni senza crolli concede da 3.5 a 5 secondi. Tempi più lunghi danno il preavviso dove non serve a nulla, se non a scatenare potenziale panico. Del resto si parla solo di attendere le onde S, ma non di sapere quanto sarà forte il terremoto, e quindi c'è la possibilità di creare allarme eccessivo a persone che percepiranno il terremoto ma senza che questo possa fare danni.
Volete farvi un regalo utile per la vostra sicurezza spendendo bene i vostri 99 €, ma forse anche meno? Seguite i consigli per l'auto protezione domestica che trovate su Io non Rischio – Terremoto e metteteli in pratica. In un negozio di fai da te trovate tutto quello che vi serve per fissare alle pareti scaffali, librerie e altri mobili alti, fissare gli oggetti pesanti sui ripiani (come il televisore) con del nastro biadesivo, installare un fermo per l’apertura degli sportelli dei mobili dove sono contenuti piatti e bicchieri, comprare uno zainetto e metterci dentro una cassetta di pronto soccorso, una torcia elettrica, una radio a pile. Seguite anche gli altri consigli (gratuiti) su come informarvi e far valere i vostri diritti in materia di protezione. Oppure compratevi l'oggetto tecnologico di cui sopra (tra l'altro sospettato di pubblicità ingannevole) e alzatevi dal letto al suo allarme,  scappate al buio (la luce è andata via per la scossa) correndo a piedi nudi sui vetri dei bicchieri caduti dalla credenza, inciampando nel televisore rotto e terminando la vostra corsa sotto le tegole che stanno scivolando dal tetto.

venerdì 28 novembre 2014

Sismicità indotta, ricerche presenti e future

Questa mattina a Bologna si chiude il 33° convegno nazionale GNGTS con una giornata a tema dedicata alla sismicità indotta in Italia.
L'argomento è uscito definitivamente dall'ombra in cui si era trovato per decenni nel nostro paese e viene ora affrontato in maniera trasparente e rigorosa come altri aspetti della sismologia e del rischio sismico.
Sugli atti del convegno il nostro gruppo di ricerca ha presentato due lavori che in versione più estesa sono già stati sottomessi per la pubblicazione su riviste internazionali.
Il primo, scaricabile qui, affronta il tema da una prospettiva meno usuale, studiando l’impatto
della sismicità naturale su giacimenti di gas e petrolio. Questo caso è interessante in aree dove i giacimenti di idrocarburi sono ospitati da strutture tettoniche attive e quindi i terremoti indotti devono essere distinti da quelli naturali. La Pianura Padana è una di queste zone, e confrontando dati sui pozzi esplorativi sovrapposti con i cataloghi delle faglie sismogeniche, si è giunti alla conclusione che la produttività di un serbatoio è anti-correlata con la presenza di  faglie in grado di causare grandi terremoti. Questo ha due potenziali risultati pratici:
1) quando si studia il potenziale sismogenico di un’area attiva, sottoposta a tettonica compressiva, la costante assenza di pozzi di gas produttivi all’interno di anticlinali guidate da faglie può aiutare a identificare le aree che si trovano al di sopra di grandi faglie sismogeniche;
2) durante la progettazione di un impianto di stoccaggio sotterraneo di gas naturale in una
zona tettonicamente attiva, i giacimenti di gas depleti dopo lo sfruttamento hanno più
probabilità di essere integri, ovvero non influenzati da faglie attive, riducendo notevolmente
il rischio di sismicità innescata. Questa soluzione dovrebbe essere preferita rispetto ad altre
opzioni, come ad esempio serbatoi di depleti di solo petrolio (vedi il caso della sismicità indotta dal progetto Castor) o falde acquifere (come era stato progettato per lo stoccaggio in acquifero di Rivara, nell’area epicentrale del 2012).
Il secondo, scaricabile qui, esamina il problema della assenza normativa riguradante la pericolosità sismica da sismicità indotta. Lo studio è ancora in corso, ma la prima conclusione è che durante le Valutazioni di Impatto Ambientale di impianti od opere potenzialmente in grado di generare sismicità indotta, andrebbe ipotizzata la magnitudo massima di quest’ultima e si dovrebbero porre in atto confronti tra le forme spettrali di normativa e quelle di eventi indotti.


lunedì 10 novembre 2014

Chi sono i colpevoli dei crolli a L'Aquila?


Ci vorranno alcuni mesi prima di poter leggere le motivazioni della sentenza che oggi ha modificato le condanne inflitte in primo grado ai membri della Commissione Grandi Rischi ed ad altri esperti presenti alla riunione all'Aquila pochi giorni prima del terremoto del 2009. 
In attesa di conoscere in dettaglio cosa ha convinto i giudici ad assolvere 6 imputati su 7, si possono comunque fare alcune considerazioni.
La sentenza di primo grado ipotizzava un accordo tra tutti i partecipanti per un esito concordato della riunione verso una “rassicurazione” della popolazione che avrebbe costituito la causa di numerosi decessi di persone che avrebbero abbandonato il loro atteggiamento prudenziale nei confronti degli eventi sismici, ravvisando anche una comune causa “antropologica” nei comportamenti dei cittadini.
La sentenza di appello stabilisce differenze sia di ruolo tra gli imputati che di comportamento delle vittime. Viene condannato infatti il solo ex vice capo dipartimento della Protezione Civile, stabilendo così una distinzione tra esperti di rischio sismico e comunicatori del rischio stesso, e la condanna riguarda un reato che avrebbe causato solo parte delle vittime. Ribadendo che è necessario aspettare le motivazioni della sentenza e la decisione della Procura dell’Aquila circa il rinvio a giudizio del Capo Dipartimento che non era tra gli imputati, si possono comunque smentire tutti coloro che in queste ore lamentano che con questa sentenza le morti a L'Aquila non avrebbero più alcun responsabile. Questo non è vero, perché con molto meno interesse dei media e della rete si sono celebrati diversi processi a progettisti e costruttori mentre altri sono ancora in corso. Ricordiamo che per il crollo della Casa dello Studente ci sono state quattro condanne, per il crollo della Facoltà di Ingegneria dell’Università dell’Aquila due condanne e per i crolli degli edifici privati di via Francesco Rossi e via Sturzo altre due condanne.
Si è così stabilito che il principale nesso causale con la morte delle vittime erano i crolli dovuti alla cattiva qualità di progetti, costruzioni e ristrutturazioni, verità ovvia e scomoda, poco assolutoria per i molti che avrebbero dovuto vigilare, che hanno speculato o che semplicemente si erano disinteressati del problema sismico pur vivendo in una città con una elevata pericolosità sismica.

domenica 19 ottobre 2014

Previsione senza prevenzione?



Si conclude una settimana nella quale ho partecipato direttamente o come organizzatore a tre eventi dedicati alla prevenzione dei rischi naturali, con la diffusione di conoscenze e buone pratiche.
Lo scorso fine settimana si è tenuta la giornata di recupero della manifestazione Io non Rischio, quest'anno dedicata non solo al terremoto ma anche a maremoto ed alluvioni.
Giovedì  è stata la giornata di The Great Shake Out, iniziativa internazionale sulla consapevolezza dei comportamenti corretti in caso di terremoto.
Infine ieri il Centro Ricerche Sismologiche dell'OGS ha ospitato oltre 250 visitatori nella iniziativa Porte Aperte.
Lungo tutto questo periodo sui media e sui social imperversava la discussione a seguito dei danni e dei morti causati dalle alluvioni a Genova, Parma e Trieste.
Il mio pensiero al riguardo è che da questo tipo di disastri emerga una lezione che vale non solo per le alluvioni ma anche per terremoti, maremoti ed eruzioni: la previsione senza prevenzione è inutile.
Per gli eventi meteorologici estremi la previsione è più facile che non per gli altri disastri. Anche i singoli cittadini, evitando i siti di meteobufale, possono andare direttamente alle fonti delle previsioni, e non dovrebbe essere difficile imparare a leggere una mappa delle fulminazioni o i rilievi dei radar meteo che sono disponibili per molte zone del territorio italiano (vedi ad esempio Emilia-Romagna, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Piemonte, Veneto).
Quando però la pioggia cade copiosa e i fiumi esondano o i pendii diventano instabili, i danni sono inevitabili se non si sono messe in atto misure adeguate di prevenzione, e non c'è previsione che aiuti. Tutti hanno visto le immagini di Genova con i corsi d'acqua tombati, costretti in alvei troppo stretti e con negozi che occupavano arcate dei ponti. Meno circolazione hanno avuto le foto del dissesto di Muggia (TS) dove una persona è stata uccisa dal fango e dai detriti che hanno invaso la sua abitazione nonostante che il pendio retrostante fosse stato oggetto di un intervento di chiodatura di reti metalliche. L'intervento si è rivelato inadeguato alle precipitazioni eccezionali degli ultimi giorni.
Infine, anche in questa occasione non è mancato il lavacro delle coscienze nazionali perchè sì, avremo costruito male, abusivamente, fregandocene delle pericolosità del territorio, ma poi arrivano gli Angeli di Qualcosa e tutti ci sentiamo più buoni. Gli Angeli del Fango, o del Terremoto (vorrei poi vedere gli Angeli della Lava...) non sono la soluzione, sono parte del problema. In Italia esistono strutture tecniche e volontari organizzati, ma se le autorità locali (sindaci in primis) non sanno che a loro compete l'organizzazione ed il coordinamento della attività emergenziali non possiamo che essere pessimisti circa gli eventi naturali che ci attendono dietro l'angolo. Se continuiamo a sperare che dalla disorganizzazione emerga l'efficienza, possiamo stare sicuri che le emergenze diventeranno crisi ingestibili e disastri in-naturali.
Quando minacciava una forte nevicata, i miei nonni mettevano un badile dietro l'uscio, così da poter spalare la neve dal propio cortile e magari aiutare l'anziana signora della casa di fronte. Mi sembrava normale, invece ero allevato, a mia insaputa, dagli eroici Angeli della Neve


mercoledì 1 ottobre 2014

Vulcani e Vulcanelli, tragedie evitabili?

Sabato 27 settembre, due eventi occorsi a grande distanza tra di loro sono stati accumunati da una tragica circostanza: nessuno li aveva previsti e questo cha causato molte vittime.
In Giappone, l'eruzione del vulcano Ontake  ha causato 12 morti e 24 dispersi tra i numerosi escursionisti che lo stavano scalando.
In Sicilia, un esplosione nei vulcanetti di fango delle Macalube di Agrigento ha ucciso due bambini che stavano visitando la riserva naturale.
In entrambi i casi si sono avute discussioni sulla possibilità di prevedere l'evento e penso sia molto istruttivo comparare i due casi.
Innanzitutto emerge la diversa maniera di affrontare il problema. Mentre il caso giapponese viene discusso apertamente ed in maniera pacata sul sito della più prestigiosa rivista scientifica  internazionale, il vulcanello italiano sembra destinato a far arrivare fango sulla stampa (vedi immagine sotto) e sul web in quello che appare più un personale regolamento di conti che non un contributo al dibattito scientifico.


Entrando nel merito del problema,  le domande poste da entrambe le vicende sono:

1) è possibile in genere prevedere i fenomeni di cui si tratta?

2) i sistemi di monitoraggio erano presenti ed adeguati?

3) quando è necessario limitare gli accessi ad un area?

Di solito siamo abituati a pensare che le eruzioni vulcaniche, a differenza dei terremoti, siano prevedibili. La vicenda giapponese insegna che i mentre alcuni sistemi presenti (come il GPS) non hanno dato alcun segnale, altri hanno dato una decina di giorni prima un segnale ad un livello che in passato non aveva portato a nessuna eruzione (la sismicità) mentre infine altri si sono attivati solo 10 minuti prima della eruzione (tremore vulcanico). Quanto ai vulcanetti di fango, in Italia non sono monitorati per il rischio che rappresentano in sè, quanto come indicatori di altri rischi come quello di eruzioni vulcaniche o di terremoti, dato che sono considerati un misuratore naturale dello stato di deformazione della crosta terrestre.

Il vulcano giapponese era sottoposto a controlli di deformazione, di sismicità e di tremore, ma non dei parametri geochimici delle fumarole, le cui variazioni possono indicare l'approssimarsi di una eruzione. Il vulcanello italiano era privo di sistemi di monitoraggio. Va ancora ricordato che in Italia non esistono studi espressamente dedicati alla previsione della attività dei vulcanelli, ed anche all'estero non vi sono molte esperienze. Ad esempio, per approfondire l'argomento si può leggere in questo articolo dell'esperienza circa il monitoraggio del microtremore dei grandi vucani di fango dell'Azerbaijan.

Infine vi è il problema del rischio accettabile. La natura che tanto ci attira è spesso matrigna. Non possiamo eliminare i rischi di certe attività, altrimenti dovremmo recintare le montagne per evitare che qualcuno muoia scalandole, o proibire per legge che si vada in barca a vela per mare in modo che nessuno faccia naufragio. Le attività endogene sono affascinanti ma pericolose. Se si visita l'area geotermale di Geysir  in Islanda o i parchi vucanici dell'area di Rotorua in Nuova Zelanda si è avvisati dei possibili rischi che si corrono. Entrare nell'area è una esplicita accettazione di tali rischi, ci sono mappe che indicano i sentieri marcati dai quali non ci si può allontanare e anche i rifugi in caso di attivita parossistiche improvvise. In giappone alcuni vulcani non sono interdetti alle visite per il ruolo religioso o culturale che rivestono (tra questi i monti Fuji e Ontake). Come dicono i vulcanologi giapponesi nell'intervista a Nature "Se le regole fossero di limitare gli accessi ad un vulcano quando ha mostrato l'attività vista a Ontake la scorsa settimana, le autorità avrebbero dovuto chiudere oltre il 10% dei vulcani del Giappone ai visitatori. Potremmo chiudere ovunque, ma la gente non vuole"

giovedì 4 settembre 2014

Sciame sismico a Porretta Terme

Oggi si sono verificate una serie di scosse con magnitudo attorno a 2 nei pressi di Porretta Terme, il mio natìo borgo selvaggio, e alcuni amici mi hanno scritto chiedendo informazioni.
La mappa sottostante riporta gli epicentri localizzati dalla rete nazionale, e si può vedere come questo sciame sia poco a sud di Porretta, in destra orografica del fiume Reno, con profondità tra i 10 ed i 20 km.


La zona dell'Appennino Tosco Emiliano è notoriamente sismica, ed i centri più noti per la sismicità storica sono il Mugello ad Est e la Garfagnana ad Ovest (a casa del mio nonno paterno, il cui padre era di Castelnuovo, la Garfagnagana veniva indicata come "i monti ballerini"). Anche negli ultimi anni queste due zone hanno prodotto terremoti con magnitudo attorno a 5. La mappa degli eventi registrati negli ultimi 10 anni mostra comunque una notevole attività anche sul versante bolognese.


La mappa qui sopra mostra come ci sia una struttura piuttosto evidente per continuità, corrispondente alla parte più elvata del crinale. Del resto se il Corno alle Scale è una bella montagna, vero zauberberg per gli escursionisti locali, lo deve alle forze geologiche che lo hanno modellato in passato e che continuano la loro attività tutt'oggi. Che la zona sia sismica, e che quindi in futuro potrà dare terremoti più forti di quelli di oggi è certificato anche dalla carta di pericolosità nazionale riportata qui sotto, dove si vede come la zona al confine regionale abbia una pericolosità più elevata della Bassa modenese e ferrarese dove tutti ben sanno cosa è successo nel 2012.


Il guaio (o il pregio) dei terremoti è di essere fenomeni rari, per cui si lasciano dimenticare con facilità. Ma la zona dell'appenino Bolognese in passato era considerata una delle zone sismiche più famose d'Italia, anche grazie all'attività degli studiosi locali, come conferma la prefazione del primo numero del Bullettino del Vulcanesimo Italiano, scritta da Michele Stefano De Rossi, uno dei più famosi sismologi italiani e fondatore di quella rivista scientifica che fu la prima dedicata a terremoti e vulcani (il Bullettin of the Seismological Society of America, tuttora una delle migliori riviste del settore, fu fondata oltre 30 anni dopo):

A chi volesse approfondire la storia del farmacista di Porretta e della previsione dei terremoti, rimando a questo post dedicato all'argomento. Per chi fosse ulteriormente interessato alle correlazioni tra livello del pozzo di Porretta e terremoti, esiste anche un articolo pubblicato su rivista internazionale.
Insomma, questa sequenza è un esempio di come in Italia non ci siano aree asismiche, ma solo  zone che non sanno di essere sismiche (o lo hanno dimenticato).